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Michael Ondaatje

Michael Ondaatje
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"Uno scrittore usa la penna al posto dello scalpello o della fiamma ossidrica".

Michael Ondaatje nasce a Colombo, odierno Sri Lanka, il 12 settembre 1943 da una famiglia di origini olandesi. Nel 1954 si trasferisce in Inghilterra per poi approdare definitivamente, nel 1962, in Canada. Studia a Toronto ed alla Queen’s University di Kingston, in Ontario. Terminati gli studi torna a Toronto nel 1971 per insegnare alla York University e dove vive attualmente con la moglie Linda Spalding assieme alla quale collabora per il giornale letterario Brickmag (http://www.brickmag.com). La sua carriera letteraria inizia come poeta per poi continuare come romanziere e novellista. Una produzione sconfinata lo rende uno degli autori più celebri e premiati del Canada, ma la sua affermazione fuori dal Paese di adozione è dovuta al romanzo che scrisse nel 1992, Il paziente inglese, vincitore del Booker prize for fiction, trasposto poi in versione cinematografica. E forse anche al romanzo che spezza il suo successivo silenzio durato otto anni, Lo spettro di Anil, scritto nel 2000, edito in Italia per i tipi di Garzanti e vincitore dello Scotibank Giller Prize. L'attività artistica di Ondaatje lo porta a mischiare e contrapporre reale ed immaginario in un mix di prosa e poesia, così come inusuale è anche il suo ricco lavoro di narratore e regista. Il suo stile è inclassificabile, l’elemento della sperimentazione e della fantasia è trasversale alla sua opera sia che si tratti di poesia - come nelle prime raccolte poetiche dai titoli stravaganti al limite della fantasia come The dainty monsters del 1967 o The man with seven toes del 1969 oppure Rat Jelly del 1973 - sia che si tratti di raccontare la vita tutt’altro che ortodossa di personaggi realmente esistiti: un’alchimia in cui nessuno sarà mai in grado di individuare quella sottile ed impercettibile linea che divide il documentario dalla fiction. Ne sono esempio Sons of Captain Poetry del 1970, una sorta di ritratto dell’artista da giovane dedicato al poeta B. Nichol morto a soli 44 anni, The collected works of Billy the Kid, un sommario ibrido, fatto di istantanee, volantini, interviste, poesie, pagine di diario e canzoni della vera vita e della leggenda del famoso fuorilegge, opera che gli valse nel 1970 il Governor General’s award per la poesia ed infine Coming Through Slaughter del 1976, racconti reali ed immaginari sulla vita del cornettista jazz di New Orleans Buddy Bolden. Ma è il personaggio stesso ad essere un eclettico informale, a cui piace scrivere in casa d’altri. Così Divisadero ha visto la genesi a casa di un amico in una zona tranquilla di Berkeley ed è cresciuto in mezzo alla campagna francese; Il paziente inglese è stato scritto in una piccola casa nella campagna italiana; Lo spettro di Anil è stato partorito in Sri Lanka. Egli stesso afferma “posso portare a termine un lavoro ovunque, ma una casa particolare può infiammare la mia immaginazione”. Un’immaginazione che convive spesso con un estenuante lavoro di ricerca che però egli stesso ammette essere disordinato, senza metodo e soprattutto non ossessionato dai dettagli, perché si rischia, in mezzo a quei dettagli, di rimanere “impantanati”. Dice: “Mi secca sempre trovare un grosso spazio vuoto laddove ho bisogno di trovare informazioni per qualcosa che sto scrivendo, anche se in realtà trovo prezioso avere questo vuoto da potere inventare. C’è il pericolo di perdersi nella ricerca”, facendo praticamente sua una citazione di Mickey Spillane secondo il quale “nessuno legge un racconto per ritrovarcisi in mezzo”.