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Nassim Nicholas Taleb: la sfida della realtà

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Nassim Nicholas Taleb nasce nel 1960 ad Amioun, in Libano, da una famiglia greca ortodossa che può contare tra le sue file importanti figure di politici e magistrati. All’epoca il Libano è un Paese cosmopolita con un’economia prospera e un clima ideale in grado di attirare capitali, turisti e uomini d’affari da tutto il mondo.




Nel 1975 due eventi sconvolgeranno l’equilibrio in cui il giovane Taleb ha sempre vissuto fino a quel momento. Il primo è un fatto individuale: accusato di aver colpito un poliziotto nel corso di una rivolta studentesca, viene incarcerato ma poi rimesso in libertà. Questa esperienza gli farà comprendere i vantaggi che in molti casi derivano dal perseguire con coraggio le proprie convinzioni, senza piegarsi a facili compromessi. Questo è un concetto che tornerà spesso nella sua vita e nella sua opera. Il secondo evento è ancora più importante e avrà ripercussioni terribili sulla storia e sul destino di una intera regione. Pochi mesi dopo l’incarcerazione di Taleb, in Libano scoppia infatti la guerra civile: “dopo quasi tredici secoli di straordinaria coesistenza etnica, un Cigno nero sbucato dal nulla trasformò il paradiso in un inferno”. Questa esperienza permetterà a Taleb di capire l’enorme importanza degli eventi imprevisti che arrivano di colpo a spazzare via un preesistente equilibrio, ma anche la difficoltà di fare i conti con l’incertezza e la tendenza degli uomini a cercare rifugio in teorie e giustificazioni illusorie, pur di non ammettere la propria incapacità nel prevedere gli eventi futuri: “Gli adulti mi dicevano sempre che la guerra, che finì per durare quasi diciassette anni, sarebbe finita in «pochi giorni» (...). In quel periodo fui colpito da un pensiero che non mi ha più lasciato: noi esseri umani non siamo altro che una grandiosa macchina fatta per guardare all’indietro e siamo bravissimi a ingannare noi stessi”.

Taleb lascia il Libano e approda negli Stati Uniti, prende un MBA alla Wharton School e comincia a lavorare come trader, quando il 19 ottobre del 1987 si imbatte in un altro di quegli eventi imprevedibili ad alto impatto a cui finirà per dedicare tutta la sua opera: in una sola giornata l’indice del Dow Jones perde il 22,61%, in quello che passerà alla storia come il “lunedì nero” di Wall Street. Taleb vede grandi fortune svanire in poche ore e tanti trader che fino al giorno prima erano sulla cresta dell’onda cadere nella più nera disperazione (alcuni arrivarono al punto di suicidarsi). Lui è uno dei pochi che non solo si salva, ma riesce anche a mettere da parte una somma considerevole che gli permette di dedicare un tempo sempre maggiore alla messa a punto di un sistema di pensiero “basato sull’idea del Cigno nero”. Nel 1997 pubblica per Wiley un testo molto tecnico, Dynamic Hedging: Managing Vanilla and Exotic Options, ma è solo nel 2001 che il grande pubblico comincia a sentire il suo nome, grazie a Giocati dal caso (tradotto in italiano nel 2005), un libro nel quale Taleb pesca a piene mani dalla sua esperienza di trader per parlare di come l’incertezza abbia un ruolo essenziale nella nostra vita e di come troppo spesso noi ci facciamo ingannare guardando solo all’esito finale delle nostre decisioni, trascurando il peso che può avere la pura e semplice fortuna. Il libro ha un buon successo e nel 2005 “Fortune” lo inserisce nella sua lista dei migliori 75 libri di economia mai scritti, ma il meglio deve ancora arrivare.

Nel 2007 esce Il Cigno nero, un libro che fa a pezzi il mondo della finanza tradizionale, attaccando a testa bassa anche famosi Premi Nobel dell’economia. Quando, pochi mesi dopo, le borse mondiali crollano travolte dal fallimento di Lehman Brothers, molti guardano a Taleb come a una sorta di profeta, uno dei pochi in grado di prevedere la grande crisi. Assieme alle lodi cominciano anche a fioccare le critiche, in particolare da parte del mondo accademico che si vede messo così ferocemente in discussione. Taleb non fa una piega, si sottrae a tutte le onorificenze e i discorsi pubblici e prosegue dando alle stampe prima una raccolta di aforismi, Il letto di Procuste, e poi Antifragile, che gli permette di coniare il concetto di antifragilità, destinato ad avere una grande fortuna. Nel 2018 esce Rischiare grosso, dove il nostro ci ricorda l’importanza di “mettere la faccia” a difesa delle proprie idee, senza sottrarsi alla sfida della realtà che è l’unico giudice in grado di distinguere le idee buone da quelle cattive. Un concetto che il giovane Taleb aveva imparato a quindici anni, quando aveva sfidato l’autorità e la sua stessa famiglia, e che ora chiude il cerchio di una vita intera dedicata ai temi dell’incertezza e del caso.

I LIBRI DI NASSIM NICHOLAS TALEB