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Spigolature nei campi di Buddha

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Hamaguchi Gohei si sta godendo dal balcone della sua casa il villaggio in festa: il raccolto di riso è stato fortunatamente eccellente, bandiere e lanterne adornano e illuminano le strette vie del paese a onorare e celebrare questo evento. È una serata calda che la leggera brezza non riesce a rinfrescare. Il vecchio ne risente, gli pare di essere particolarmente senza forze e proprio per questo ha deciso di rimanere a casa e di non partecipare ai festeggiamenti; a fargli compagnia il giovane nipote. Improvvisamente, una scossa di terremoto. Non è cosa nuova e inaspettata per gli abitanti del villaggio ma Hamaguchi Gohei ne ha sentito la particolarità: è stata una scossa lenta e lunga, non abituale. Il vecchio si preoccupa e allarga il suo sguardo verso il mare… Una bambina sta mostrando al fratellino come scrivere il carattere cinese che identifica la parola “uomo”. Tenta di insegnarglielo con l’aiuto di due piccoli ramoscelli che affianca l’uno all’altro in modo tale che restino in equilibrio, formando una sorta di Y capovolta. Spiega che un ramoscello non può stare in piedi senza l’altro, così come l’uomo: non ci può essere il singolo perché tutti, per sopravvivere, hanno bisogno dell’altro e ciascuno deve aiutare chi ne ha necessità… I volti nell’arte giapponese necessitano di un lungo studio prima di essere compresi appieno ed apprezzati. Con brevi e delicati tratti gli artisti riescono a dare indizi al pubblico che guarda le loro opere in merito all’età, all’umore e al carattere del soggetto rappresentato. Ciò che risulta intuitivo e banale per uno sguardo orientale non lo è affatto per l’occhio occidentale, pronto a giudicare secondo altri parametri totalmente inadeguati…

Lafcadio Hearn (1850-1904) è un giornalista di origini greco-irlandesi naturalizzato giapponese. In questa raccolta di undici scritti prende in rassegna la cultura giapponese - le leggende, le arti e la quotidianità - evidenziandone le influenze del sistema filosofico-religioso buddista. Ne risulta un lavoro particolarmente interessante in quanto l’autore tenta e riesce a dimostrare come si debba forzatamente fare un cambio di visuale per comprendere pienamente, se mai fosse possibile, e non solo rispettare, una cultura agli antipodi rispetto alla nostra e che spesso risulta indecifrabile proprio perché letta attraverso le categorizzazioni occidentali. Questo risulta particolarmente ben esplicitato quando Hearn (a cui verrà dato il nome di Yakumo Koizumi una volta sposatosi con Setsu Koizumi, figlia di una famiglia di samurai) spiega il modo di dipingere i volti: un ciuffo di capelli che cade scomposto, la presenza o assenza delle sopracciglia rappresentano precisi indizi sul soggetto raffigurato: laddove alcune scelte possono sembrare semplicemente di stile si nasconde un modo di pensare proprio della cultura giapponese che si contrappone (o, meglio, ne rappresenta naturalmente un’alternativa) all’arte greca e a quella contemporanea occidentale. Anche alcune canzoni popolari possono aiutare a comprendere l’idea dell’amore e ne vengono dati diversi esempi, molto divertenti, in un paio di scritti. Infine, bellissima la descrizione del negozio di stoffe a Ōsaka, la “grande scuola commerciale dell’impero”: dipendenti che lavorano gratuitamente ma che mai si sognerebbero di cambiare Paese, attenzione estrema verso i truffatori (abilissimi in Giappone, secondo il sentire comune), gestore impassibile che grida ordini ai suoi sottoposti. Un libro pubblicato originariamente nel 1897 ma che risulta estremamente moderno per la sua visione allargata e attuale, per il tentativo di comprensione così indispensabile ancora oggi, a più di un secolo di distanza.