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Splatter baby

Splatter baby
Campagna inglese, un piccolo borgo in cui la vita scorre apatica viene all’improvviso scosso da alcuni atti violenti. Un gruppo di bambini capitanati da Miller e da George - quest’ultimo fotografo in erba - instilla terrore nelle piccole menti dei propri compagni di classe. Episodi cruenti (inchiodare ad una macchina telecomandata il cagnolino del proprio professore, o bruciare vivo un gatto in un bidone) e abusi a sfondo sessuale(costringere gli amici di classe ad ingoiare le proprie feci) sono il pane quotidiano per Miller e la sua gang.  George decide di fotografare questi episodi e di vendere poi le foto agli altri bambini creando in questo modo  un mercato remunerativo.  A chi non piace osservare sevizie, corpi squartati e foto di organi riproduttivi esposti in bella mostra senza alcuna remora? Ma bisogna ricordare che ad ogni azione corrisponde una reazione…
Figli di genitori divorziati, abusi da parte di padri ubriachi, violenze senza alcuno scopo educativo possono deviare piccole menti già propense alla violenza. Lo spettacolo che ne vien fuori è consigliato solo a chi possiede uno stomaco forte e può affrontare queste pagine. Splatter baby è il nomignolo che affibbia una fotografa a George quando egli si reca nel suo negozio per poter sviluppare i suoi rullini. Quelle che la ragazza si trova davanti sono scene forti: gatti bruciati vivi, cani fatti a pezzi, un membro maschile poggiato sul viso di un bambino. Ciò che viene raccontato in queste pagine è lo squallore della vita di provincia, esistenze apatiche, stanche, che trovano sfogo in atti di violenza inaudita. Mentre i piccoli si incattiviscono, i grandi rimangono a guardare, inermi, senza intervenire. Stanchi già delle loro vita inutili.