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Splendidi reietti

Splendidi reietti

Tian Fushi è un giovane stanco della vita. Viva ad Haimen, una città di mare a sud-est della Cina, dove si è trasferito per frequentare l’università. Di libri, però, ne ha visti davvero pochi. Ragazzi, quelli sì, ne ha visti molti di più. Con alcuni ha avuto delle relazioni lunghe, spesso e volentieri tossiche e finite nel peggiore dei modi. Con altri, invece, ha avuto delle storie brevi, fatte di quel sesso che si consuma più che goderlo. Con altri ancora, infine, ha avuto delle connessioni intellettuali profondissime, solo raramente condite con dei rapporti sessuali. A tutti, però, ha dovuto dire addio: a chi ha lasciato la vita contro la sua volontà, a chi non ha fatto più ritorno da lui, a chi l’avrebbe ucciso piuttosto che condividerlo con qualcun altro. E tutto questo, sempre, con l’immancabile sigaretta penzolante dalle labbra e gli occhiali fumé gialli che nascondono uno sguardo beffardo. Non è, però, lo sguardo di chi si è stancato di vivere, Non che non ci abbia pensato, sia chiaro, ma anche la scelta del suicidio necessiterebbe di una forza di volontà che a Tien Fushi sembra proprio difettare da tempo ormai. E allora, quando non si è decisi a farla finita, si può sempre decidere di continuare a scappare. Scappare dal fantasma di chi saremmo voluti diventare, scappare dal proprio passato, scappare dalle scelte non fatte e dagli errori commessi. Ma soprattutto scappare da sé stessi…

Seven è lo pseudonimo con cui un giovane fumettista originario della provincia cinese di Zhejiang racconta la comunità LGBTQI+ della Cina per evitare le ripercussioni della stringente propaganda governativa. È solo così, quindi, che è stato possibile avere tra le mani questo piccolo gioiellino, questo cocktail perfetto in cui si mescolano e si equilibrano nelle giuste quantità tutti gli elementi vincenti per avere un racconto avvincente, dissacrante ma, bisogna dirlo subito, tutt’altro che tranquillizzante. Innanzitutto, il protagonista, che si incarica di raccontare la sua esistenza attraverso le sue storie di amore e di sesso. E lo fa in prima persona, senza reticenze o ipocrisie. Poi, l’intreccio: il concatenarsi delle storie di Tien Fushi non ha niente di lineare, anzi. La sensazione che si ha è che il giovane abbia ciclicamente battuto sempre gli stessi percorsi nella sua esistenza, vivendo un’unica macro-giornata in cui, quasi come un automa, ripeteva esattamente le stesse parole, visitava puntualmente gli stessi luoghi, commetteva fatalmente gli stessi errori. Infine, il vero convitato di pietra, l’elemento cardine che – pressoché nascosto quanto fondamentale ai fini del racconto – muove i fili dell’esistenza del protagonista (e, ahinoi, non solo la sua). Si tratta del profondo nichilismo della gen Z: stiamo parlando di quel gusto amaro che rimane in bocca a chi vede l’ambiente naturale crollare sotto i colpi dell’industrializzazione sfrenata, di chi vede le periferie scoppiare fino all’inverosimile a causa del cinico capitalismo, di chi sa che non potrà mai veramente realizzare i propri sogni quando verrà il suo momento nel mondo di domani. È questo che lascia Tien Fushi, e inevitabilmente anche il lettore, senza forze, stanco come dopo una lotta con un essere sovraumano che ci sovrasta. Questa è, quindi, l’amara domanda: Vale ancora la pena combattere?