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SPOR - Raccontare lo sport, tra il limite e l’assoluto

SPOR - Raccontare lo sport, tra il limite e l’assoluto

Un giorno, vedendo le Olimpiadi di Berlino del 1936, S. pensa di essere bravo davvero nella corsa, come suo padre, di più, e di poter gareggiare per le successive Olimpiadi del 1940 in almeno tre discipline: i 100 metri, il salto con l’asta e la maratona. Comincia così ad allenarsi, con la squadra di atletica della scuola in un piccolo paesino del vicentino: l’istruttore gli spiega le tecniche ed i trucchi della partenza all’americana, dalle buchette, di come fare a battere l’attrito dell’aria e planare fino al traguardo. Fin dal primo allenamento si capisce che ha una certa qualità nello scatto, ma poi è chiaro che si vince con la volata e lui non è proprio in grado di gestire la volata. Anzi, il vantaggio accumulato con lo scatto iniziale viene precocemente e velocemente risucchiato dagli altri corridori, coi quali si ritrova presto spalla a spalla fino a cedere tutto lo spazio a chi invece è capace di gestire la gara in modo differente, sapiente, resistente. Gli accade sempre più spesso di patire questo insuccesso, soprattutto quando si trova ad affrontare rivali che gli sembrano ampiamente più scarsi, ma che alla fine arrivano al traguardo prima di lui. Capisce di dover smettere di gareggiare quando un giorno, ormai adulto, si trova con alcuni amici su una spiaggia dell’Adriatico e, dopo il solito scatto iniziale, è affiancato dal fratello che però non lo supera, solo per deferenza. Alla fine, si sente morire, dentro e fuori. Ma ha imparato la lezione: la corsa non è solo una questione di scatto, ma di scatto, volata e resistenza: lo scatto da solo non paga...

La raccolta di frammenti e racconti brevi dedicati da Luigi Meneghello allo sport non è un lavoro episodico e pensato in modo organico, ma quest’attenzione alla competizione, agli aspetti fisici e metafisici dell’agone sportivo si può dire che ha percorso tutta la sua attenzione, umana e letteraria: dalla corsa, alle corse in macchina, allo sci, al calcio, all’arrampicata. L’universo di Meneghello, a partire dal microcosmo di Malo fino agli anni di Reading, è intessuto da costanti e disseminati richiami all’importanza dell’attività sportiva, prima come semplice costatazione fisica, quindi come trasposizione metaforica della vita. Il libro nasce da un faldone dattiloscritto presente al Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia: è diviso in tre sezioni, di cui le prime due presentano racconti di S., già alter ego dello scrittore già nel romanzo Fiori italiani (1976), dal suo apprendistato adolescenziale per le potenzialità del corpo umano, alla narrazione di alcune esperienze autobiografiche. Lo stesso Meneghello, del resto, ha più volte confessato la sua intenzione di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo del 1940, annullate per la guerra mondiale ormai dilagante. Nella terza sezione del volume, assemblato e curato sapientemente da Francesca Caputo, sono infatti raccolti in forma critica appunti e aforismi su una ampia varietà di sport, che segnano un percorso logico-poetico singolare e coerente: non solo il calcio, ma anche il tennis, la vela, il rugby. I racconti di Spor non sono solo una necessaria prova filologica condita dalla pubblicazione di diversi testi inediti, ma la testimonianza di un percorso di crescita umana ed una godevole lettura condita della prosa scarna e ironica dell’autore vicentino, di cui nel 2022 ricorre il centenario della nascita. Più di un omaggio.