Salta al contenuto principale

Stardust

Stardust

‘800. Il villaggio di Wall, a qualche ora di viaggio da Londra, è in fermento. Ogni nove anni, maggio è il mese della fiera del paese, e da tutto il mondo i viaggiatori più bizzarri convergono su Wall, mettendo in crisi le piccole strutture alberghiere locali ma anche portando ricchezza a tutti gli abitanti. Ma cosa ha di speciale questo paesino britannico per attirare tanta attenzione? Confina con un muro di pietre massicce nel quale si apre una porta che mette in comunicazione il nostro mondo e un reame fatato dove la magia è la prassi e gli esseri più strani sono considerati normali. L’accesso è sempre vietato, e da generazioni gli abitanti di Wall si organizzano per garantire un servizio di guardia continua alla porta, ma durante una primavera ogni nove – per pochi giorni – il passaggio è libero, e nel vasto prato al di là del muro si svolge un mercato al quale è possibile comprare le merci più incredibili. Il goffo e impacciato diciottenne Dunstan Thorn approfitta del Mercato Fatato per acquistare un piccolo, splendido bucaneve di cristallo tintinnante da regalare alla ragazza che corteggia, Daisy Hempstock. Lo acquista al prezzo di un bacio da una stupenda donna-gatto che gli rivela di essere prigioniera di una strega e gli dà appuntamento per quella stessa notte per baci ben più focosi. Dunstan, ammaliato, passa una notte d’amore con la donna-gatto e poi torna alla sua vita di tutti i giorni. Qualche mese dopo, sposa la sua Daisy e diventa un allevatore di grasse pecore lanose. Viene l’inverno, e alla porta nel muro accade un fatto mai verificatosi prima: una mano ignota fa passare dal reame fatato verso Wall un fagottino avvolto nella stoffa. È il figlio di Dunstan e della donna-gatto, che viene battezzato Tristran Thorn e cresciuto come un bimbo normale – malgrado non lo sia – dalla sua famiglia umana. Quando compie diciassette anni, innamorato cotto di Victoria Forrester, la ragazza più bella del paese, una notte Tristran le promette per fare colpo su di lei che raccoglierà una stella cadente che la ragazza ha visto in cielo e gliela consegnerà, in cambio della sua mano. La ragazza accetta, ma la stella è caduta al di là del muro, e Tristran deve partire per un lungo viaggio alla scoperta del suo passato e delle meraviglie del reame fatato, senza sapere che nello stesso momento anche una famiglia di terribili streghe e gli spietati figli del defunto signore di Stormhold si sono gettati alla ricerca della stella caduta, simbolo del potere e della gloria...

La novelization dell’omonima graphic novel della premiata ditta Neil Gaiman-Charles Vess (divenuta recentemente anche un film per la regia di Mathhew Vaughn e interpretato da Michelle Pfeiffer, Sienna Miller, Charlie Cox, Peter O’Toole e Robert De Niro) è uno scrigno di magie e leccornie capace di garantire al lettore ore di pura delizia. Lo stile di scrittura finemente demodé (echi di romanzi vittoriani, un paesino della verde campagna inglese che sembra la Contea di J.R.R. Tolkien, il consueto gusto darkeggiante di Gaiman per il metafisico), i personaggi azzeccati, la struttura narrativa ricalcata su quella – invincibile – delle favole classiche: tutto contribuisce a fare di Stardust un vero classico per adulti e ragazzi, ricco com’è di livelli di lettura diversi. L’autore di Sandman e di American Gods ci immerge in una nostalgica riscoperta delle radici della cultura druidica, con le sue creature dei boschi, le sue fate, i suoi guerrieri magici a far da contraltare all’avvento della rivoluzione industriale, dell’Inghilterra di Dickens, della puzzolente e spietata modernità, chiedendoci in cambio solo di attivare una momentanea sospensione dell’incredulità, di fare appello alla nostra capacità di dare ascolto alle voci che la nostra ragione abitualmente zittisce, di venire a patti con i nostri sogni. Un buon affare, in definitiva.