Daphne fa da sei anni ginnastica artistica, ed è anche brava. Sei anni su nove: sì, perché Daphne ha nove anni. Praticamente è alle prese con volteggi e parallele da tutta la vita: eppure quello che lei sogna è un’altra cosa. Il campo di pallone. Il calcio. Sudare. Correre a perdifiato anche col tempo più avverso. Sentire le urla della folla sugli spalti. A nove anni è drogata di pallone, persino di figurine Panini, tanto che si fa entusiasticamente taglieggiare dal suo compagno di classe figlio della Conegliano bene, Riccardo, un usuraio con la puzza sotto al naso in materia di doppioni. Si allena da mesi, è giunto il momento della partita: ma finisce ben presto con la faccia nel fango. Riconosce gli scarpini, è stato Manuel, che le dice che le femmine non giocano a calcio, e che loro non la vogliono…

Bryan Ceotto è protagonista da tempo dello spettacolo teatrale che Stefania Rocca ha scritto e diretto e porta in scena da diverse stagioni prendendo le mosse dall’omonimo libro edito da Neo. La madre di Eva di Silvia Ferreri, presentato anni fa a Roma assieme a Livia Giampalmo: Ceotto è infatti un giovane attivista trans FtM. Si è sempre sentito Bryan, ma è nato Daphne, e c’è voluto tanto per accettarlo, accettarsi, superare la paura di non essere accettati e far accettare questa realtà al proprio corpo, cambiato per somigliare all’immagine di sé anelata: questo libro è la sua storia, intensa, avvincente, emozionante, commovente, potente, non retorica, non banale, scritta con composta asciuttezza.