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Storia del figlio

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Chanterelle, giovedì 25 aprile 1908. Armand ha sentito uscire il padre. Tutti in casa lo temono, quando si arrabbia è come se scoppiasse un temporale, tutto trema e solo quando il padre si allontana da casa ricominciano a respirare. Armand lascia la camera, cammina piano per non svegliare il suo gemello Paul che potrebbe guastare l’incontro con Antoinette che lui aspetta con ansia. Rimpiange le risate fino alle lacrime di lei quando gli uscivano delle scempiaggini, come la storia degli odori e dei colori delle persone: la zia Marguerita, cenere fredda e salame rinsecchito, Georges, marmellata di prugne, Amélie, il fiume in primavera, Paul di vento e della lama dei coltelli, la mamma di neve e caffè caldo, il padre di minestrone, la camera di Georges dei ferri da stiro roventi, il profumo di rose della grande toilette. Il tempo non sembra passare, Armand pensa alle fragole che gli porterà Antoinette, lei arriverà da Embort, dove ora vive con il marito, ma viene per aiutare la mamma e la zia ogni volta che devono fare il bucato. Ha tante cose di cui vorrebbe parlare con lei, che ha sempre la soluzione per ogni problema, ma il tempo non è sufficiente, appena finito il bucato tornerà dal marito. Il bambino riconosce la voce di Antoinette tra quelle della mamma e della zia, stanno parlando in cucina, al rintocco delle otto e mezza corre per raggiungerla, lei è di spalle, davanti alla cucina, si butta tra le gambe della sua Antoinette, che regge il paiolo con l’acqua bollente per il bucato e…

Storia del figlio ha venduto più di duecentomila copie e ricevuto il prestigioso premio Renaudot 2020. Un racconto intenso che si sviluppa su un arco temporale di ben cento anni, con inizio nel 1908 e una narrazione che non segue una successione cronologica: infatti in ogni capitolo affronta eventi in periodi diversi o personaggi nuovi, solo in apparenza distanti, per cui, inizialmente, resta difficile mantenere l’orientamento nella trama. L’epopea di una famiglia, che vive in mezzo agli avvenimenti della storia europea, che influenzano la volontà e le azioni dei personaggi. Tutto ha origine dalla scelta di Gabrielle, donna anticonformista, single e avanti con gli anni, che decide di far nascere André, ma tra le tante tematiche che il romanzo affronta, emerge l’esigenza di conoscere le proprie radici, una necessità che, anche in chi è profondamente amato come André, cresciuto dagli zii materni e coccolato dalle cugine, crea un desiderio struggente e incolmabile. Marie-Hélène Lafon scrive in maniera poetica, elegante, scende in profondità nella psicologia dei personaggi e li ritrae con particolari che emergono con efficacia indelebile e sfumature intime e segrete: “Mamma era riservato a Hélène, sua zia che lo aveva cresciuto a Figeac, madre a Gabrielle, sua madre che abitava a Parigi…”. Una notazione positiva anche per la traduzione di Antonella Conti, che rende in maniera mirabile gli armoniosi giochi di parole, quel mescolare suoni, colori, odori e sensazioni tattili per restituire sensazioni e emozioni.