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Storia di Ina

Storia di Ina

Ina si trova a colloquio con il professor Marigondi. Dopo aver raccontato all’esperto di diritto i dettagli di un abuso sessuale che ha subito alcune sere addietro, si assopisce sul divano. Dopo dieci minuti si sveglia e afferrata la borsetta cerca di congedarsi. I due hanno già stabilito come procedere per affrontare il problema e cercare di far prevalere il diritto sul torto subito dalla ragazza. Ora Ina è impacciata e malferma, ha le palpebre gonfie, Marigondi avverte tutta la sua insicurezza. A poca distanza dalla porta la ragazza si ferma e chiede di poter utilizzare il bagno. Fuori fa caldo, è esausta. L’uomo non si scompone, anzi la accompagna verso la toilette degli ospiti. Ina è sollevata, il professore comprende l’esigenza della ragazza di lavarsi e soprattutto avverte ciò che la giovane esprime tacitamente e cioè l’esigenza di sentirsi al sicuro. “Disordine, vorrà scusarmi”, afferma premuroso afferrando da un mobiletto teli e un tappeto da bagno. “Rinfrescarsi le farà bene”, soggiunge e conclude allungando il passo verso un’altra stanza per consentire a Ina di sentirsi a proprio agio dentro la vasca. L’uomo fa appena in tempo a porsi alla finestra per osservare una famigliola di cinesi che cammina sotto il sole che dal bagno la ragazza lo chiama. Così ritorna sui suoi passi e constata che Ina, con il braccio fuori uso per il trauma subito, non è riuscita a svestirsi, perdipiù ha inceppato la lampo del vestito che indossa. Il professore agisce con praticità; inizia a sbloccare la cerniera e a sfilare il vestito alla ragazza, poi le sistema i capelli affinché non si bagnino fermandoli con una molletta da bucato, infine da dietro le sgancia il reggiseno. Ina appare docile, arrendevole e Marigondi cerca di essere rapido con le dita evitando di sfiorare la pelle della ragazza. Si allontana ancora una volta lasciando l’anta accostata, “Chiami se ha bisogno”…

Il prof. Paolo Cendon, accademico di diritto privato a Pavia e Trieste, teorico del diritto e autentico maestro visionario e coraggioso per generazioni di legali, per la seconda volta riveste di echi letterari una questione di estrema attualità. Nel 2016 per i tipi di Marsilio l’autore aveva pubblicato L’orco in canonica, osando la forma del romanzo per affrontare una vicenda di pedofilia, oggi mantiene fede ad una scelta inusuale per un giurista e continua nel segno dell’ibridismo letterario narrando sostanzialmente una vicenda di rinascita esistenziale. Ina, la protagonista, e il professor Antonio Marigondi assieme e per vie non certo facili riescono a emergere dalla plaga vuota di stimoli che li circonda e, seppure in maniera contrastata riescono ad esprimere in una società tradizionale e per certi versi ipercritica, un sentimento vivificatore e rinnovatore per eccellenza: quello d’amore. Le giornate del compassato professor Marigondi non sono più opache e monotone perché la presenza di Ina le ha rischiarate e rese leggiadre. A dare quest’impressione sono i toni usati da Cendon, che descrive il nascere e l’affermarsi del sentimento d’amore tra Ina e Antonio con grande efficacia, in maniera lieve e partecipata evitando soprattutto di banalizzare ed edulcorare i gesti di entrambi. Il racconto viene narrato in terza persona da Stefano Banchetti, un avvocato amico del professor Marigondi e potrebbe anche leggersi come un “legal” per i richiami all’istituto del “Patto di rifioritura” che in questo momento storico impegna l’autore sul fronte delle riforme legislative. Tuttavia abbiamo preferito e preferiamo presentarlo ai lettori sotto l’aspetto di un romanzo nel segno della contaminazione dei generi, che riteniamo sia la cifra narrativa di tanti romanzi contemporanei.