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Storia di Stella Fortuna che morì sette o forse otto volte

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Calabria, inverno 1915. Assunta e Antonio Fortuna dopo aver celebrato il matrimonio trascorrono la prima notte di nozze in una casetta di pietra sul fianco della montagna, situata nella terza traversa di via Fontana, a Ievoli. La modesta abitazione che Antonio ha affittato da una vedova del luogo si affaccia sugli uliveti piantati lungo la vallata e tramite una ripida scala in legno da una delle stanze si accede alla strada principale. Tra le clausole della locazione è anche previsto che Assunta debba coltivare l’orto della proprietaria e occuparsi degli animali da cortile e delle capre. Durante quella prima notte di nozze in casa l’aria è densa d’umidità e si avverte in camera il puzzo dei polli. Assunta non riesce a prendere sonno, stupita di trovarsi accanto al giovane uomo che russa e stranita dai rumori che avverte attorno a sé. Ad un certo punto i rumori dall’esterno si fanno molto forti e sono ululati animali. Destatosi, Antonio si veste al buio e Assunta lo segue: appena aprono la porta i due giovani sposi si accorgono che due lupi grigi hanno appena ucciso una delle due capre della loro padrona di casa. Di sicuro sono scesi dai boschi della Sila a causa della neve, hanno il muso appuntito e gli occhi scuri. Antonio, l’uomo di casa, sembra pietrificato dalla paura, Assunta invece afferra l’attizzatoio di ferro dal pavimento e corre fuori scalza. A pieni polmoni urla alle due bestie che dopo aver ringhiato indietreggiano e vanno via. Per fortuna, i versi della capra morente hanno svegliato i vicini, ed altri uomini accorrono in aiuto dei coniugi con pale e asce. Assunta nel frattempo si occupa delle galline e le chiude in cucina. Poi, utilizzando una scopa e la neve caduta abbondante cerca di eliminare il sangue della capra, sa che l’odore può invogliare i lupi a tornare. Otto mesi dopo quella notte Antonio parte per raggiungere il suo reggimento a Catanzaro. In estate, l’ufficiale preposto all’arruolamento delle reclute ha fatto il giro di Ievoli per assicurarsi che tutti gli uomini idonei fossero ritualmente registrati per la leva…

Il lungo romanzo di Juliet Grames è dedicato alla zia ed alla nonna italoamericane: due figure femminili che hanno popolato la sua infanzia e reso ricca di “storie” la sua esperienza di scrittrice. Nel libro rievoca le vicende di una giovane donna portatrice di un nome evocativo, Stella Fortuna, che purtroppo si trova ad attraversare il Novecento passando dall’estrema miseria di un borgo calabrese al sogno americano senza istruzione e senza esperienza, alla mercé di un padre dispotico e violento e di una madre vittima prigioniera di una concezione paternalistica della famiglia. Eppure - nonostante le asprezze dell’esistenza ed i tristi episodi legati all’arrivo nel nuovo Paese - la scrittrice riesce a far emergere la forza d’animo ed il genio femminile, manifestando ella stessa simpatia ed affetto per le tante donne semianalfabete costrette a seguire i mariti durante i viaggi verso gli Stati Uniti e sottoposte, una volta arrivate, a rigidi obblighi frutto della cultura patriarcale di cui gli italoamericani all’estero si vantavano quale elemento identitario. L’intera fabula è dunque una preziosa testimonianza di un percorso di emancipazione dalla miseria che affliggeva gli abitanti delle regioni meridionali agli inizi del secolo e che non sempre si concludeva nel nuovo mondo nella maniera sperata.