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Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea

Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea

Giaffa, 1947. Un anno prima della catastrofe. I segni sono già nell’aria: al porto continuano ad arrivare navi inglesi piene di ebrei. I britannici hanno annunciato che lasceranno il loro mandato sulla Palestina, ma prima di farlo vogliono sincerarsi che le frange sioniste siano ben armate, per la loro sicurezza. Ma a Giaffa, nel 1947, un anno prima della catastrofe, Subhi è ancora pieno di entusiasmo per la vita. Il cuore batte forte per Shams, che un giorno sposerà, e nella testa gli ingranaggi funzionano a dovere, a differenza di quelli delle automobili che lui ripara abilmente all’officina. Il nonno e lo zio vanno per mare, a pescare; il padre, invece, lavora nelle magnifiche piantagioni di arance, l’oro arancione di Giaffa. Lui ha scelto un’altra strada: meccanico a bottega. E ha un gran talento. Un giorno gli capita l’occasione della vita. Un inglese venuto a fare affari in Palestina, che possiede uno degli aranceti più grandi della città, ha un problema irrisolvibile con l’impianto di irrigazione. Se Subhi saprà ripararglielo avrà in cambio un vestito di lana inglese, cachemire di Manchester, fra i più pregiati. Con quello senza dubbio potrà godersi qualche ora da vero signore in giro per la città e poi andare a chiedere la mano di Shams. Ma a Giaffa il ’47 lascia spazio al ‘48, la catastrofe sta per abbattersi sulla città. Ad aprile, si sveglierà sotto nuovi padroni: “Stava nascendo una nuova nazione, mentre un’altra moriva”…

Il romanzo di Suad Amiry prende le mosse da una storia vera. La storia dell’amore promesso e mai compiuto di Subhi e Shams. Ma è la Storia, quella che “entra dentro le stanze e le brucia”, che entra dentro le loro vite, le ribalta e le sconvolge. La Storia della catastrofe, la Naqba dei palestinesi, impone una svolta drastica e violenta ai destini dei due innamorati, segnando uno spartiacque doloroso. Entra con violenza anche dentro le strade di Giaffa, che senz’altro è il terzo protagonista di questa storia. La città più grande del mandato britannico sulla Palestina, e una delle più ricche, chiamata ‘Arous El Bahar - “la sposa del mare”. Svuotata e occupata dai Sionisti, nonostante secondo i piani di partizione avrebbe dovuto far parte dello Stato Arabo. Emerge chiaramente la formazione da architetto della scrittrice, molto attenta allo spazio urbano, alla distribuzione etnica dei quartieri, al rapporto degli abitanti con le caratteristiche naturali della città, alle modificazioni che le autorità mandatarie e poi sioniste impongono a Giaffa. C’è spesso una città al centro dei romanzi di Amiry: Damasco, Ramallah, Gerusalemme, oppure il muro che divide Israele dalla Cisgiordania. Lo spazio, tanto quanto la Storia, segna e indirizza i destini degli individui, imponendo percorsi, impedendone altri, chiudendo paesaggi alla vista. Giaffa l’antica “sposa del mare” e regina delle arance, oggi, sulla mappa, non è altro che un quartiere periferico di Tel Aviv. Subhi e Shams, un tempo promessi sposi, oggi compiono le loro vite lungo la deriva della diaspora, sospinta dall’onda lenta del dolore. Eppure, questo va detto, nelle parole chiare e semplici di Suad Amiry, che suonano certo come una forte denuncia di un crimine storico e degli effetti che esso avuto sui destini di un popolo, non risuona mai la nota del vittimismo o l’autocompiacimento del dolore. Piuttosto, si sente quella dell’ironia, della forza indomita, di un amore per la vita più forte delle catastrofi della Storia e del restringimento degli spazi.

LEGGI L’INTERVISTA A SUAD AMIRY