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Storia di un’isola

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Tutte le canzoni cult, insieme a pezzi storici di ieri, riempiono la pista, dove oltre cento persone si intrecciano e si allontanano; sono corpi che si esplorano, si misurano e si avvicinano. Miriam si trova lì, nel centro della pista insieme alla sua migliore amica Alessia, persa in danze e sorrisi che da tanto tempo sognava. Abbracciate come ai vecchi tempi - prima che Miry si innamorasse di Marco, che ha l’età di suo padre ma è l’amore della sua vita - si muovono e si divertono. A far loro compagnia ci sono Federico e Alberto. Ad Ale Federico piace molto e, forse, più tardi nel corso della serata potrebbe appartarsi con lui, ma a Miry non dispiacerà rimanere sola con Alberto: lo conosce fin da quando entrambi erano piccoli e l’ha visto crescere e correre nel giardino della casa accanto alla sua; l’ha visto crogiolarsi sotto il sole fino a scottarsi e l’ha visto pure il giorno in cui ha messo l’apparecchio ai denti. È un bravo ragazzo Alberto e il bacio che si stanno scambiando ora sulla pista, mentre continuano a ballare inebriati di felicità e leggerezza è un bacio tra amici, un’emozione scevra- per il momento- di sensi di colpa, è parte stessa del ballo. Intanto Marco, a casa, apre gli occhi rassegnato a non richiuderli per un bel po’. È l’una di notte, oggi ha lavorato molto e mille volti nuovi sono entrati nel suo negozio. Ora dovrebbe rilassarsi e riposare, ma non ci riesce. Troppi pensieri affollano la sua mente: i soldi che non sono mai sufficienti per arrivare a fine mese, le preoccupazioni sul lavoro, Miriam. No, Miriam non può essere un pensiero, né possono esserlo i dieci anni che li dividono. Miriam è stata la scelta migliore che potesse fare ed è la ragazza perfetta per lui. L’ha conosciuta a Rimini cinque anni prima, quando ha fatto amicizia dapprima con i suoi genitori Claudio e Manuela. Niente da fare. Neppure guardare un film lo rilassa. Le immagini lo annoiano. Meglio versarsi due dita di whisky e sorseggiarlo. Magari altre due dita, poi un altro sorso, ancora e ancora, fino a trovare finalmente tregua in un sonno pesante, che puzza di alcool…

Un viaggio verso un’isola che pare non esistere, ma che in realtà c’è, perché è legata ad ogni sogno che, anziché rimanere dimenticato tra la polvere o chiuso nel classico cassetto, esplode e si realizza. Una storia che trova la sua genesi di notte e che nasce dal disagio e dal malessere di chi sta per toccare il fondo, consapevole che solo da quel fondo troverà la forza e la spinta necessaria per la rinascita. Queste le premesse indicate da Stella Nocchieri - classe 1986 e origini friulane - che, prima di dare il suo libro alle stampe, lo ha conservato a lungo in una cartella nel computer, un file word senza titolo i cui personaggi, tuttavia, spingevano per uscire allo scoperto e raccontarsi. Si tratta di una storia di adolescenti, ragazzi alle prese con le loro fragilità e i loro sogni, giovani uomini e giovani donne spaventati da tutto ciò che non risponde alla loro idea di perfezione e bramosi di mangiarsi la vita a morsi, ad ogni costo. Bullismo, anoressia e dipendenza da alcool sono alcuni - troppi, forse - dei problemi contro cui i protagonisti della storia si trovano a combattere e devono farlo spesso da soli, senza la guida che il mondo degli adulti - liberato da quella forma di perbenismo che impedisce loro di trovare la giusta empatia con i ragazzi - dovrebbe rappresentare. Solo l’amore, forse, può salvare Miriam, Andrea, Marco, Ale e Alberto. Con una scrittura gradevole ma uno stile ancora un po’ acerbo, la Nocchieri racconta di ossessioni e tradimenti e si rivolge ai giovani lettori, cercando di parlare al loro cuore. Vuole spronarli a inseguire i loro sogni, a rifuggire la noia di un mondo preconfezionato e talmente preciso e ordinato da risultare falso, ad apprezzare la vita e le sue fragilità nelle quali, spesso, sono nascoste l’energia più autentica e la vera bellezza.