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Storia interiore dell’universo

Storia interiore dell’universo

Chiamato a partecipare alla presentazione di un libro sulla Big History presso la libreria Pandemonio, il professor Amai, dopo aver lasciato parlare gli altri due relatori, si lancia in un’accorata rivisitazione del concetto di fossile: a suo modo di vedere non sarebbe solamente un’impronta del passato ma soprattutto un sopravvissuto e, in quanto tale, in grado di mostrare il futuro e spiegarci come raggiungerlo. L’appassionato ma spiazzante discorso mette in fuga i pochi partecipanti, fino a quando il professor Amai non si ritrova solo, fuori dalla libreria, sotto una pioggia battente. Ma è proprio allora che avviene l’incontro con Rossini, una strana entità al cui seguito compaiono altrettanto strani e stravaganti personaggi che riempiono di nuovo la libreria. “Volti instabili, resi indefinibili in un continuo virare da una forma all’altra, quasi come fossero l’incarnazione di sequenze di immagini in loop”. Dalla compagnia di Rossini, dalla libreria di nuovo affollata, o meglio, dalla pioggia usata dai due compagni come una sorta di parete rocciosa da scalare, inizia il percorso iniziatico di Amai verso una nuova dimensione. Un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio da prima che i Sapiens affollassero il mondo, e che il professore affronta assieme a Darkie, il suo animale domestico mentale, forse un gatto, che lo segue ovunque. Il viaggio interiore attraverso la nascita e lo sviluppo dell’universo ha uno scopo ben preciso: raggiungere Angorà, l’Oltre, attraverso il vaglio di un’anticamera, una sorta di diaframma nel quale Amai e Darkie dovranno passare e che li condurrà attraverso la genesi e l’evoluzione dell’intero universo del quale loro saranno parte integrante e attiva. Un percorso di comprensione, crescita e dimostrazione delle proprie virtù, necessarie per affrontare poi la scomparsa di un Re che, a sua volta, ha intrapreso un altro viaggio…

“13,8 miliardi di anni e di contenuti, che se cerchi di farteli entrare in testa, partendo dalla testa, stai pur certo che l’unico effetto che otterrai sarò quello di una grande padellata in testa, non ti rimarrà altro che un gran dolore. Ecco perché arriva Storia interiore dell’universo, un romanzo che parte dalla tua anima, dal tuo spirito per mostrarti come la storia dell’universo è la tua storia”. Così Paolo Vismara presenta il proprio romanzo in uno dei brevissimi video di trenta secondi su YouTube che potrete trovare con una semplice ricerca. Laureato in Scienze naturali e preistoriche, insegna Big History nelle scuole secondarie di primo grado. Si tratta di un progetto che reinterpreta la storia dell’universo per come la scienza ce la insegna, fondendola con un percorso simbolico personale e spirituale grazie al quale l’uomo non è semplicemente uno spettatore passivo. Certo il plot del romanzo ha un’impronta filosofica e, come anche dichiarato nella quarta di copertina, psichedelica. Psichedelico lo è davvero il viaggio del professor Amai, personaggio eccentrico già a partire da quel cognome insolito per via di quella A privativa che lo trasforma in Non Mai, come a dire che esiste almeno una possibilità che un qualcosa accada. Bisogna quindi predisporsi alla lettura, cavalcare un punto di vista particolare e immergersi, o sollevarsi scalando la pioggia, in un mondo che assomiglia al nostro ma anche no. L’idea è quella di partire dal Big Bang, dal botto primordiale, da quel punto lontanissimo nel tempo e riconsiderare tutto fino alla contemporaneità, pensandolo come un unico flusso al quale noi siamo connessi e ipotizzando una teoria evolutiva alternativa a quella ufficiale. Che siate d’accordo o meno con il suo punto di vista, il breve romanzo di Paolo Vismara è comunque una lettura gradevole e funzionale, perché provoca nel lettore domande e spunti di riflessione, cosa buona e giusta e, a dirla tutta, anche rara.