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Storie del borgo senza tempo

Storie del borgo senza tempo

Le mattine di Agnese sono scandite da un mantra costante di gesti rituali. Prima il latte detergente, poi il tonico per rimuoverne l’eccesso, poi siero per idratare la pelle e il contorno occhi e infine il trucco. Un rito che compie davanti allo specchio pensando che ora non lo fa più a beneficio di qualcun altro ma solo di se stessa. Non ha più bisogno di corazze, anche se non si piace come vorrebbe. Non è brutta ma avrebbe voluto essere più piacente. In ogni caso, in questo momento della sua vita non c’è posto per altro se non per le sue mansioni da direttrice di un ente importante che si occupa di cultura, arte e solidarietà. O forse no? Gino Palombini è invece il fruttivendolo del borgo, una vera e propria istituzione. È rimasto vedovo della sua Gigliola per una brutta malattia e quindi ha immediatamente riversato tutto il suo amore sulla sua figliola Marta fino a quando non è andata a Firenze a studiare all’università. Ora non riesce più a fidarsi neppure degli amici. Remo Varricchio è invece un giovane di ventotto anni, arrivato in Toscana dalla provincia di Salerno. È un giovane carabiniere assegnato in questo sperduto angolo di provincia, così lontano dal mare che lui ama tanto. Serse Barani, invece, sta vivendo un dramma da quando ha scoperto che sua moglie Paola si frequenta con un altro uomo. Comprende però anche che il vero segreto nell’amare qualcuno sta nel lasciare l’altra persona libera per rinascere a propria volta. Teresa Giordano vive anche lei pene d’amore perché il marito Augusto Santamaria, sposato con lei da ben ventitré anni, non la ama più come un tempo. Non vuole arrendersi però e tenta di tutto pur di riconquistare il marito a differenza di Serse. Matteo Alessandri invece riporta lustro al suo borgo grazie alla sua arte. Un borgo, quello di Peccioli, che fa da sfondo a tutta questa umanità e dove il tempo sembra essersi fermato...

Romano De Marco, apprezzatissimo scrittore di noir e thriller di successo, decide di sparigliare le carte e stupire i suoi lettori con un romanzo diverso dal solito. Si torna a Peccioli, piccolo comune di cinquemila anime in provincia di Pisa che domina la Valdera e che ha fatto da sfondo all’ultimo romando di De Marco Il cacciatore di anime. Questa volta però non ci sarà nessun mistero da risolvere ma ci si concentrerà sui personaggi secondari e sulla loro sfaccettata psicologia. Uno scritto corale, un insieme di racconti brevi, che sono legati dal filo rosso di questo luogo magico e dei sentimenti che tutti i personaggi coinvolti si ritrovano a provare. Un modo per il lettore per rispecchiarsi e riflettere anch’esso su grandi temi come l’amicizia, l’amore o il tradimento. Lo stile è quello semplice, pulito e ficcante di sempre ma più volto all’introspezione e all’analisi dei suoi personaggi, per i quali l’autore ha preso ispirazione da persone reali che vivono nel paesino che oramai De Marco considera casa. Un vero e proprio esercizio di stile molto ben eseguito che consentirà a tutti gli appassionati di apprezzare ancora di più le capacità di questo scrittore.