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Storie dello spazio profondo

Storie dello spazio profondo

Futuro non tanto prossimo. A Megayork, con i suoi 25 milioni di abitanti, lo spazio è un bene assai prezioso: le automobili sono state bandite, e le strade sono affollate da un fiume di persone che scorre regolato da severissime norme di circolazione. Ogni tanto qualcuno dà di matto, ma il pronto intervento di robot che fanno ‘sparire’ il malcapitato di turno fa tornare la calma. La sovrappopolazione trova sfogo nell’emigrazione verso altri mondi, fortemente caldeggiata persino dal Papa. Non mancano ribellioni e atti di terrorismo. Per esempio il generale Rolinkov, fuggito su una scialuppa spaziale di salvataggio carica di armi dopo aver guidato una rivolta sul pianeta Ovidio III che le autorità terrestri hanno soffocato nel sangue, sta progettando la sua riscossa ma viene bloccato e abbandonato alla deriva nello spazio da un giovane avventuriero, che poi – soddisfatto di aver salvato l’universo conosciuto dalla minaccia – decide di spassarsela un po’ sul pianeta New Sodoma a colpi di donnine allegre, poker, risse e cocktail con tanto di olive allucinogene saturniane. Risvegliatosi da una solenne sbornia, il giovane ha una pessima sorpresa: a quanto pare si è giocato la sua astronave a carte con un robot saccente e ha perso, quindi è passato da proprietario e comandante a semplice pilota al servizio del suddetto robot. Una convivenza assai difficile che diventa anche pericolosa quando l’astronave è attaccata dai pirati spaziali...

Pubblicato originariamente a puntate sulla rivista “Psyco” nel 1970, Storie dello spazio profondo raccoglie sette episodi realizzati dalla coppia Franco Bonvicini – Francesco Guccini: cinque sceneggiate dal grande cantautore e scrittore italiano e disegnate da Bonvi, le restanti costruite interamente dal funambolico creatore dei “soldaten” di Sturmtruppen e di personaggi come Nick Carter e Cattivik, sulla scorta di vecchie storie di fantascienza. I due protagonisti delle storie sono la versione a fumetti degli autori stessi: il biondo dalla zazzera spettinata, con sigaretta incollata alle labbra e vodka alla mano, è il disegnatore Bonvi, nei particolari fisici come in quelli caratteriali, tutto genio e sregolatezza, capace di guadagnare e spendere una barca di soldi. Il robot, corporatura e meccanicità a parte, è Guccini, razionale ed efficace, che cerca di rendere più gradevoli i vagabondaggi da un mondo all’altro. La pedanteria robotica provoca attriti con il compagno di avventure interplanetarie; allo stesso tempo, la sua efficienza li aiuta a sopravvivere alle disgrazie quotidiane. Lo scenario fantascientifico immaginato sono le metropoli affollate da milioni di individui, ridotti a una esistenza programmata nei minimi particolari e dove tutte le difficoltà connesse all’esercizio delle libertà e al disagio sociale si risolvono confinando i dissidenti e gli affetti da agorafobia, i delinquenti come i disabili, su altri pianeti, naturali o artificiali. Nelle loro dis-avventure spaziali, la strana coppia incontra mercenari spaziali, mascalzoni intergalattici, fantasmi extraterrestri, generali e sacerdoti poco raccomandabili, dulcis in fundo, Dio. L’umano sgangherato e il robottino saccente, impegnati a combinarne di tutti i colori in giro per la galassia, sono i geniali antesignani del biondo Luke Skywalker e dell’uomo meccanico See-Threepio di Guerre stellari. Qui, però, non ci sono ingenue principesse da salvare, né forze del bene a sostenere gli sforzi dei personaggi per sbarcare il lunario. Non c’è un eroe buono che si batte contro mostri, che simboleggiano ideologie o etiche diverse da quelle dell’autore. La fantascienza è solo un pretesto. Il fumetto, in bianco e nero e concepito in stile realistico, “è nato per scherzo, e ci siamo divertiti come matti a farlo”, dicono gli autori nelle loro prefazioni separate; l’allegria e lo spasso traspare. Al contempo, le allegorie utilizzate sono di sorprendente attualità e svelano alcune dinamiche già in atto quarant’anni fa: i consumismi martellanti dei mass-media producono nuove emarginazioni e autoemarginazioni, formano nuove comunità di “irregolari”. La nuova edizione di Storie dello spazio profondo, integrata con tavole inedite, offre la descrizione della personalità di uno di questi irregolari, un uomo un po’ anarchico, in perenne dopo sbronza, ma tanto più reale perché imperfetto.