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Storie di guerra - 1945: Germania / 1973: Golan

Storie di guerra - 1945: Germania / 1973: Golan

Forse questa maledetta guerra finendo. Anche se in cuor loro sanno che non finirà mai. Troppo sangue, troppi sacrifici, troppe cose hanno visto per poter tornare a una vita normale, riabbracciare le proprie mogli e i propri figli come se niente fosse. Le sorti del conflitto che sta piagando il mondo dal 1939 stanno volgendo a favore degli Alleati e gli equilibri sul campo di battaglia non lasciano più spazio a una controffensiva tedesca in grado di ribaltare le sorti della guerra. I piloti della RAF (la britannica Royal Air Force) stanno rendendo pan per focaccia ai nazisti, bombardando la Germania come nel 1940 i nazisti fecero con Londra. Sembra passata un’eternità, ma sono solo cinque anni. I più lunghi che un uomo possa mai pensare di (non) vivere. Il Bomber Command ha un compito preciso: colpire obiettivi sensibili che possano arrecare un vantaggio alle truppe naziste come fabbriche, depositi e altri centri industriali. Eppure, per qualcuno come Roland Page, pilota di una delle squadriglie più agguerrite della RAF, non sembra essere solo una questione di obiettivi e strategia, bensì una questione personale. I suoi sottoposti pensano che sia tanto abile quanto sadico, ma non hanno intenzione di affrontarlo faccia a faccia, in fondo l’obiettivo primario, data anche l’imminente fine della guerra, è salvare la propria pelle. Il co-pilota Thomas Stark invece è di diverso avviso e sono frequenti gli scontri con quell’esaltato di Page... 1973: alture del Golan. Stavolta tocca a lui difendere il proprio paese su un carroarmato. Quando da piccolo lo fecero salire su un Panzer tedesco, unico momento di tenue felicità in quell’affresco di macerie e sangue che è stata la Seconda Guerra Mondiale, mai avrebbe immaginato di trovarsi a bordo di un Centurion israeliano. Lui adesso è una specie di leggenda vivente per i suoi commilitoni e in un momento come questo la sua esperienza e il suo sangue freddo saranno decisivi come non mai. I siriani premono, con la regia dell’Egitto, per inglobare lo Stato d’Israele, la loro Terra Promessa..

. Il fumettista britannico Garth Ennis non necessita di presentazioni: creatore di saghe di culto come The Boys e autore di alcune fra le storie più belle di The Punisher, si cimenta qui in un ambizioso percorso che ha per oggetto alcune fra le battaglie più importanti e, purtroppo, cruente del ‘900. In particolare, questo volume, l’ottavo e ultimo della serie, analizza due episodi, di cui uno relativo alle battute finali della Seconda Guerra Mondiale (i bombardamenti da parte degli Alleati sulla Germania Nazista ormai condannata alla sconfitta) e l’altro riguardante la Guerra del Kippur (conflitto che, nell’ottobre 1973, ha visto contrapporre Israele a Egitto e Siria). La prima storia – la migliore delle due – intitolata J come Jenny, scandaglia con il linguaggio crudo e icastico tipico di Ennis l’animo dei soldati appartenenti a una squadriglia aerea fiaccata dalle brutalità della guerra al comando del pilota Robert Page, un uomo tanto abile e carismatico, quanto assetato di sangue (anche innocente, sebbene per lui non esistano innocenti in questo conflitto). In particolare è il rapporto tra Page e il suo co-pilota Stark (altrettanto abile e carismatico, ma che si sforza di mantenere una certa umanità, se possibile), un rapporto burrascoso e ricco di colpi di scena, che non può non ricordare quello fra Willem Dafoe e Tom Berenger nel monumentale film Platoon. Ad arricchire ulteriormente questo duello verbale, fisico e psicologico, ci sono anche i punti di vista degli altri membri della squadriglia, che conferiscono alla storia un taglio iper- realistico e decisamente valido. Ne I figli d’Israele, la seconda storia del volume, si segue la vicenda di un bambino ebreo scampato alla morte nei lager e divenuto capo carrista dell’esercito israeliano, intenzionato a difendere la sua giovane patria dalle truppe siriane. Affrontando un tema caldo come la questione tra arabi e israeliani, Ennis si mantiene equidistante privilegiando anche in questo caso i rapporti umani e i risvolti psicologici dei personaggi coinvolti. Un altro capitolo interessante nella produzione del vulcanico fumettista che, con l’ausilio dei disegni di David Lloyd e Tomas Aira, ricorda ancora una volta, come se ce ne fosse il bisogno, di essere un autentico fuoriclasse della graphic novel.