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Strada di pausa e di viaggio

“Ci sono giornate che sono filosofie”, motto tratto da Il libro dell’inquietudine di Pessoa,  apre le danze di queste fotografie. Prose di paesaggi urbani, di mare, di anni ’70 o della bella Milano ancora prima. Cartelli per la strada che bloccano il passante, e il succo d’arancia finito in un baleno. Uno sguardo fugace in Iraq, tra minareti e gioventù non ancora bruciata, e poi Roma: una Roma così blasonata da far provare “una sensazione parigina”. La strada di pausa percorre anche Barcellona, dal Barri Gotic nella città vecchia, a Placa de Catalunya, alla Cattedrale del Mare, alla collina del Montjuuic che domina la megalopoli: “Comprendi come il motivo o anelito sia sempre l’oltre … di nuovo.. (molto però conforta il pensiero di un passato)”.  Bologna negli anni ‘80, raccolta differenziata, e un “lampada a soffitto brivido fobico come angoscia crisi di panico”. Poi un gate, un imbarco, e le scale mobili di fronte a specchi indulgenti…
Una camminata lenta, eppure a tratti spasmodica, si muove tra questi componimenti personalizzati. D’altro canto parlare di regole riferite alla poesia non è corretto: Poesia (dal greco ποίησις (poiesis) ha per significato "creazione" [..] ) quindi ci si lascia sballottare da una pagina all’altra scorgendo sia citazioni poetiche nella forma più classica, che riflessioni ma non necessariamente aforismi . Certo la libertà che si può concedere un poeta avvalorato, e non si vuol dire della classica licenza poetica, non porta a fargli subire critiche come esami né giudizi. Potremmo dire che in fondo è una capacità degna di attenzione quella di saper trasformare la prescrizione di un beta-bloccante in una poesia. Tuttavia la lettura può divenire scorrevole e apprezzabile solo se ci lascia trasportare dopo un primo impatto al quale si tende probabilmente a resistere; i vocaboli e le frasi messi lì, apparentemente senza un appoggio, con calma si comprende come le parole siano immagini. Ognuno legge le prime (e vede le altre) interpretandole secondo il proprio vissuto e se il jazz sta alla musica come la poesia sta alla letteratura, attraverso questi viaggi e queste pause si complica la faccenda: più che fare chiarezza, per esempio, tra il distinguere la prosa dalla poesia, si viene vorticati insieme a parole e parvenze, dove di certo non di poesia bucolica si tratta.  E neppure di poesia figurata né di poesia pura. Ad ogni modo, senza cera – sinceramente - incontrando in questo stesso libro sue citazioni mi viene facile parafrasarlo laddove ritengo queste pagine difficili, dure da digerire, solo per gli addetti ai lavori, di classe ecco, diciamo d’elite: Bertolt Brecht scriverebbe “Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”.