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The Stranglers - Uomini in nero

The Stranglers - Uomini in nero

Guildford, capoluogo della contea del Surrey, sud-est dell’Inghilterra. Brian John Duffy (conosciuto con il nome d’arte di Jet Black) è un giovane imprenditore che mette in piedi una piccola fabbrica di birra casalinga. La qualità del fermentato non è affatto male e dopo poco l’azienda si ingrandisce, tanto che Jet apre un negozio di alcolici chiamato The Jackpot. Sarà proprio questo il quartier generale degli Stranglers, band wave pop punk rock, che il batterista britannico fonda nel settembre del 1974 insieme ad altri musicisti: nella prima formazione alla chitarra e voce Hugh Cornwell, Jean-Jacques Burnel al basso e alle voci e Dave Greenfield alle tastiere (che sostituisce una brevissima parentesi del tastierista Hans Wärmling). Le prime prove del gruppo sono influenzate dal suono punk wave londinese (Guilford dista poco più di un’ora dalla capitale) e, anche se l’età anagrafica dei componenti - tutti più che trentenni - non li fa amalgamare alla perfezione con l’effervescenza del suono punk, fatto di estemporaneità e velocità, di ribellione anarchica e di esplosioni tardoadolescenziali, il successo nella scena arriva di lì a poco. Sarà stato il lavoro in background dell’etichetta Albion, che li propone alle più blasonate Arista, CBS e United Artists, il supporto al tour di Radio Ethiopia di Patti Smith o la sensibilità arty della proposta musicale del combo, fatto sta che gli Stranglers diventano ben presto una delle voci più interessanti della scena rock punk internazionale. Ed è proprio nel 1977, l’anno in cui esplodono le band che fissano per sempre il suono canonico punk (Sex Pistols, Clash, Damned) che esce il disco d’esordio degli strangolatori: Rattus Norvegicus, un successo premiato nella top ten dei dischi dell’influente rivista NME. Ed è forse la qualità dell’interpretazione e la varietà musicale della proposta a far amare il gruppo a moltissimi e fidati ascoltatori: gli Stranglers vengono premiati da chi si era già stancato dell’immediatezza punk e cercava qualcuno che sapesse suonare bene…

La vicenda degli Stranglers viene raccontata in modo puntuale dal giornalista e saggista musicale Stefano Gilardino (“Dynamo”, “Rock Sound”, “XL”) partendo dalle origini e arrivando fino al 2022, anno in cui purtroppo ha perso la vita il cantante e frontman del gruppo Jet Black. La narrazione alterna al testo vero e proprio del materiale iconografico costituito da volantini, foto, recensioni da giornali dell’epoca, pubblicità e molto altro. Ogni capitolo è corredato inoltre nella parte conclusiva da un approfondimento sui singoli dischi pubblicati dal gruppo, con analisi approfondite track by track e con aneddoti e deviazioni dalle produzioni musicali stricto sensu nella sezione Triviainblack. Il libro passa in rassegna la storia di un gruppo non abbastanza considerato e ci fa scoprire un modo di scrivere musica completamente diverso dal mainstream dei nomi blasonati: quasi come se fossero sempre stati in punta di piedi, senza voler strafare, ricercando la qualità e scaldando il cuore dei numerosi fan che dagli anni Settanta li hanno seguiti e continuano a celebrarli attraverso le loro innumerevoli mutazioni. Dalla psichedelia post-70 ai suoni ruvidi del punk fino alle tastiere sognanti della wave anni Ottanta. Un libro che ci accompagna in uno dei più interessanti viaggi sonori degli ultimi decenni. Da (ri)scoprire.