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Stupefatti!

Stupefatti!
L’assunzione di cinque sostanze a partire dalla metà del Seicento ha cambiato radicalmente le abitudini dell’intero genere umano. L’alcol, lo zucchero, il tè, il caffè e il tabacco vengono assunti quotidianamente per un unico scopo: il raggiungimento del piacere. Ma quando si eccede, superando i limiti imposti dalla natura, l’uomo va incontro all’unica soluzione possibile: si consuma… L’Hashish, o canapa indiana, è una pianta della famiglia delle urticacee. Le sue proprietà inebrianti sono note sin dai tempi dell’antico Egitto e, a seconda del tipo di composizione e del modo di preparazione che subisce nel paese dove è stata raccolta, assume nomi diversi: bangie in India, teriaki in Africa, madjound in Algeria. Ma tutti o quasi la conoscono con il nome unico ed universale di “erba”… La pianta della coca, “Erythroxylon coca”, viene coltivata in Sud America, soprattutto in Perù e Boliva. L’uso della coca venne scoperto dagli europei quando i conquistatori spagnoli misero piede in Perù e si accorsero che le popolazioni indigene facevano un largo uso delle foglie di questa pianta. Durante il lavoro venivano distribuite foglie di coca da masticare, e un indigeno riusciva a masticare un centinaio di grammi di coca al giorno…
Vodka, vino, birra, hashish, morfina, cocaina. L’uomo ha bisogno di sostanze inebrianti. Ma qual è il motivo che lo spinge a drogarsi? Il concetto di droga assume significati polisemici e di ampia portata. Cos’è la droga? Quali sostanze possono essere annesse nel novero della droga? Stupefatti! è un’antologia di quattro saggi che ruotano intorno a questo tema sempre attuale che già riempiva i dibattiti culturali che avvenivano nei salotti di fine Ottocento. Honoré de Balzac nel “Trattato degli eccitanti moderni” del 1839 analizza gli effetti che sostanze assunte quotidianamente - alcol, zucchero, tè, caffè e tabacco- hanno sull’individuo. Il piacere e l’ebbrezza portano l’uomo alla tomba, perché “ogni eccesso che intacchi le mucose abbrevia la vita”. Ne “Il poema dell’hashish” del 1860 Charles Baudelaire, dopo aver dissertato sull’origine della canapa indiana, descrive i comportamenti degli adepti dell’hashish di Parigi. Sigmund Freud affronta il tema della cocaina nel trattato “Sulla coca” del 1884 e lo fa dal punto di vista storico e medico, analizzando gli effetti della coca sugli animali e sull’organismo umano, per poi passare in rassegna l’uso terapeutico della pianta. Nell’ultimo saggio, “Perché la gente si droga” del 1890, Lev Tolstoj cerca di trovare la risposta a questo quesito, affermando che “ la gente beve e fuma non così, non per noia, non per stare allegri, non perché allora a loro piace, ma per ottundere la propria coscienza”. Quattro scritti che analizzano in modo critico e senza elevare muri idealistici gli effetti che le sostanze stupefacenti e psicotrope hanno avuto - e hanno- sull’uomo e sulla società. Un tema, quello della droga, sempre più attuale, ancora capace di scatenare dibattiti tra i proibizionisti e gli anti-proibizionisti, tra i fautori della liberalizzazione e i difensori di antichi ideali conservatori. Chi ha ragione? Questo Balzac, Baudelaire, Freud e Tolstoj non ce lo hanno saputo dire, “limitandosi” ad aprire una finestra sull’uso sempre più massiccio di droghe nella nascente società moderna di fine Ottocento.