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Stupor Mundi – Federico II di Svevia

Stupor Mundi – Federico II di Svevia

Sicilia, intorno all’anno 1183. La successione al trono sta diventando un affare davvero ostico per i Normanni. Per risolvere la mancanza di eredi nella famiglia si pensa a un’alleanza con la dinastia degli Svevi e, dunque, al matrimonio fra Enrico, figlio di Federico Barbarossa, e Costanza, figlia del re Ruggero II. Tutto liscio? Nient’affatto: la delicata e ammirata principessa è chiusa in monastero. Fra i promessi sposi, inoltre, la differenza di età è davvero inconsueta: lei ha trentadue anni, lui diciannove (ed è anche rozzo e incolto). Le nozze, tuttavia, s’hanno da fare e perciò si celebrano a Milano nel 1186. Non resta che tornare alla corte di Palermo e attendere l’erede, maschio naturalmente. Il parto avviene il 26 dicembre 1194 a Jesi, in una tenda da campo durante una tappa intermedia di un viaggio. È un maschietto: si chiamerà Federico e sarà il futuro imperatore del Sacro Romano Impero, Federico II appunto. Colui che sembra “nato per stupire il mondo” mostra presto doti di ingegno e creatività fuori dal comune, studia (con la colta madre) latino, matematica, tedesco, geografia, legge la miriade di libri della biblioteca di corte. E vive una favola, scorrazzando per i rigogliosi giardini della reggia così come nel caos di una Palermo già multiculturale, fra moschee e sinagoghe, mosaici bizantini e mercati chiassosi. In età adulta, il destino gli riserverà una ricca sequela di donne, di figli - illegittimi e naturali - ma, soprattutto, le doti per creare e lasciare un retaggio culturale e storico ricchissimo…

Il corpo imbalsamato dello Stupor mundi giace in un sarcofago di porfido nella cattedrale di Palermo, accanto alle tombe dei genitori Enrico e Costanza e del nonno materno Ruggero II. Come accade ai papi nelle Grotte Vaticane e alle sepolture dei geni italiani a Firenze, nella Basilica di Santa Croce, anche sulla tomba di Federico II c’è sempre qualche fiore fresco, lasciato da anonimi ammiratori di passaggio. Una figura complessa ma dall’innegabile statura storica, personaggio unico nel suo genere per la molteplicità di interessi e contributi apportati alla cultura europea: su Federico si è scritto tanto e gli storici continuano a evidenziarne i numerosi risvolti innovativi. Questo lavoro non nasce da ricerche accademiche: è opera di una insegnante in pensione ostinata nel voler trasmettere ancora quanto appreso e approfondito durante gli anni di studio e di lavoro a scuola. Così, durante la convalescenza per un piccolo incidente, ha dato vita a un saggio storico consigliabile a chiunque voglia avvicinarsi al fascino dello Stupor mundi. Nel suo riposo forzato, Marisa Spada ha chiesto ai familiari libri e documenti per il suo progetto, intenzionata a narrare personaggi storici “trasformandoli in esseri umani, esaminando i loro problemi vitali e esistenziali, studiando i loro conflitti psichici: l’aggressività, le potenzialità latenti dell’animo umano e le loro attivazioni”. E quando ritrova lo Svevo ribelle, moderno e “abbramato” di vita comincia a scrivere, inoltrandosi fra gli intrighi e gli obblighi di corte, gli amori e le vendette, la Storia che i alimenta di fatti spietati e violenti e la missione di un imperatore illuminato e sapiente. La passione per il personaggio c’è e si vede, ma non manca il rigore storico: a chiusura del saggio, l’autrice aggiunge cronologie, genealogie e una rassegna sulle notevoli opere architettoniche federiciane.