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Su un letto di fiori

Su un letto di fiori

L’hanno trovata sulla spiaggia, adagiata sopra una coperta variopinta stesa sulle alghe. L’hanno trovata appena nata, ma alcune sensazioni di quei momenti tornano a farsi vive. Il mare in primavera le suscita nostalgia, mangiare alghe wakame le dà conforto, stare in riva al mare a osservare il cielo le trasmette una forte emozione e la gioia per essere nata la travolge. Gli Ōhira l’hanno accolta, sono loro le persone che hanno vegliato su di lei, la sua famiglia: il nonno, il papà, la mamma e lo zio Akio. Il suo arrivo li ha risollevati dal dolore per la perdita dell’amata nonna, così le hanno raccontato i vicini, ma persino circondata da tanto amore a volte fa fatica a interpretare i sentimenti della famiglia. Non può non pensare al fatto che qualcuno non l’ha voluta, l’ha considerata di troppo e ha deciso di abbandonarla, incurante dei pericoli che correva, che sarebbe potuta morire. Quella persona non si è lasciata intenerire dalle sue lacrime o dai suoi sorrisi. Quei pensieri sono un tormento, le fanno offuscare la vista e tremare le gambe, ma guardarsi attorno la aiuta, la consapevolezza che si trova a casa, insieme a chi la ama. Crescendo il legame con la sua famiglia si è rafforzato, soprattutto nell’adolescenza. Dopo il liceo ha iniziato a lavorare nel loro bed and breakfast in stile inglese, gemellato con Glastonbury e quando le chiedono come si chiama lei risponde decisa “Miki Ōhira”, il nome che mamma e papà hanno scelto per lei, donandole una identità e legandola a loro. È consapevole della sua fortuna, del fatto che tanti neonati non hanno mai avuto un nome, non sono sopravvissuti al freddo e alla fame e quel dolore incombe su di lei. Vivere è una forma di rispetto nei loro confronti...

Crescere con la consapevolezza di essere stata abbandonata dai propri genitori biologici, con tutto il peso emotivo che quel rifiuto comporta, condiziona la vita di Miki, impegnata a trovare la propria strada e costruire la propria individualità. La donna persegue i suoi obiettivi per il futuro facendo tesoro delle parole del nonno materno: “Vivi come in estasi, distesa su un letto di fiori”, consapevole del valore della felicità. Il tema dell’abbandono di un neonato è uno dei più complessi da trattare e Banana Yoshimoto (Tōkyō 1964) cerca di farlo con delicatezza in questo breve romanzo, con lo stile narrativo a cui ha abituato i lettori di tutto il mondo, poetico ed evocativo. Raccontando la storia di Miki, l’autrice affronta anche altri temi, che è possibile cogliere dal contesto sociale in cui i personaggi si inseriscono e attraverso le loro chiacchere quotidiane, apparentemente ordinarie. Gli Ōhira risiedono in un paesino che si sta spopolando, dove non succede nulla di interessante e persino il ritorno di un compaesano che si era trasferito all’estero causa una discreta euforia, perché rappresenta qualcosa di nuovo, un diversivo, ma è confortante essendo un volto noto, legato a ricordi e esperienze comuni. La socializzazione, la necessità di creare legami e relazioni che vadano oltre quelli familiari, apporta linfa vitale. Altro tema è la sacralità dei luoghi, connessa spesso a eventi inspiegabili, a coincidenze fatali, al potere dei sogni che trasmettono inquietudine, ma che spesso si legano alle nostre radici. Nel romanzo non poteva mancare il riferimento alla spiritualità giapponese, alla sensazione persistente che ci sia qualcosa oltre ciò che coglie lo sguardo. Il volume è stato pubblicato in Giappone nel novembre 2013 ed è pervaso dalla malinconia dell’autrice, ancora sofferente per la perdita del padre, il celebre poeta Takaaki Yoshimoto, morto nel marzo dell’anno precedente. Il tema della morte è spesso presente nei libri della Yoshimoto, ha ammesso che è un argomento che la attrae e che ritiene fondamentale da indagare attraverso la scrittura, in questo romanzo ne analizza il significato sia in relazione ai familiari di Miki che di altri personaggi. Il dolore porta anche ricchezza, a ogni cosa persa ne subentra un’altra: “Altrimenti i conti non tornerebbero”, realizza Miki, con sereno ottimismo. Non mancano temi più leggeri, come l’amore verso l’Inghilterra, le citazioni pop, il buon tè e l’importanza del cibo per la costruzione dei ricordi e dei rituali di famiglia (in questo caso il pollo fritto cucinato dalla signora Ōhira). Se amate leggere con un sottofondo musicale, potete farlo ascoltando la canzone che Miki ama e che cita più volte: Scarborough Fair, perfetta per evocare l’atmosfera del piccolo villaggio. Buon ascolto e buona lettura.