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Suiza

suiza

Dopo un simile fatto di cronaca, Tomàs sa che tutti in paese ne parlerano. Sicuramente sentenzieranno che c’era da aspettarselo. Che coppia male assortita. Lui, burbero e taciturno, dalla stazza imponente e bruno di carnagione - galiziano, ma di sangue gitano da parte di padre - e lei, una forestiera dalla pelle bianchissima, i capelli biondi tendenti al rosso. È stata ribattezzata Suiza perché viene dalla Svizzera e almeno con il nome spagnolo sembra quasi del posto. Nessuno sa come è arrivata in paese. L’hanno trovata in un pollaio sola, sporca e che non spiccicava una parola. L’hanno messa a servire al bar ed è qui che lui l’ha vista la prima volta. Prima di notarla, era fiacco e con il morale a pezzi. E come poteva essere altrimenti? Ha da poco scoperto di avere un cancro ai polmoni. Non vuole dirlo a nessuno, neanche al vecchio Ramón; c’è da mandare avanti l’impresa agricola che gli ha lasciato il padre. Ma il vecchio se n’è accorto; la cera di Tomàs non mente. E pensare che anche la sua prima moglie, Rosetta, è morta di cancro - lei, al cervello. Il matrimonio con Rosetta è stato scialbo, sterile e sessualmente inappagante. Non che avesse avuto chissà che relazioni, prima di sposarsi. Le donne l’hanno sempre messo un po’ in soggezione, ne ha paura. Con la moglie si limitava a rapporti mensili, “solo per l’igiene e il potenziale erede”, ma il ventre di lei era rimasto piatto e infine era morta, consumandosi. Ma non appena vede la giovane che serve al bar di Álvaro, prova una sensazione mai sentita prima. Una pulsione quasi incoercibile. Non può fare a meno di osservare quella pelle di latte, quei capelli che scendono delicatamente sul viso e il collo sul quale può scorgere un reticolo di vene blu deciso. Prova un desiderio animalesco. Si sente un predatore, sente come l’istinto di azzannarla, proprio sul collo. Vuole possederla e annientarla. Si sente in forze, vivo come non mai…

Suiza è il romanzo d’esordio di Bénédicte Belpois. L’autrice, che esercita la professione di ostetrica nella regione della Franche-Comté, ha iniziato a scrivere il romanzo durante un soggiorno in Spagna. Per essere un’opera d’esordio, il libro risulta non solo ben scritto, ma anche ben architettato. Nella fattispecie, la narrazione è organizzata attorno al contrasto, all’incontro-scontro tra elementi antitetici fra loro. In primis, l’eterna opposizione tra eros e thanatos, che secondo la prospettiva freudiana dominano e guidano l’essere umano. In particolare, nel personaggio di Tomàs le pulsioni di vita e di morte nei confronti di Suiza sembrano convergere, sovrapporsi in una fusione ambigua e ambivalente che spesso lascia interdetto il lettore. Ad ogni modo, il dualismo attorno cui si sviluppa il romanzo non si risolve esclusivamente i eros e thanatos, ma anche e soprattutto nei due protagonisti che oltre a incarnare le due pulsioni, (Tomàs, con il cancro che lo consuma giorno dopo giorno e la pulsione brutale nei confronti di Suiza, e Suiza che rappresenta il femmineo fecondo, che genera vita e rimanda all’immaginario infantile con il suo vago odore di latte e il suo atteggiamento bambinesco), rappresentano anche terre e lingue diverse, Tomàs la Galizia, con i suoi colori terrosi e i suoi sapori, e Suiza la Svizzera, con richiami alla neve. Un romanzo affascinante, che non risparmia momenti feroci ai quali però alterna con maestria episodi di tenerezza, una tenerezza che il lettore percepisce come vana, perché in Suiza è narrato il tentativo di ribellione di due esseri sopraffatti destinati alla sconfitta.