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Sul corno del rinoceronte

Sul corno del rinoceronte
Mary è atterrata a Tunisi, è uscita dall'aeroporto e ha fermato un taxi. Deve andare a Kairouan a salutare la sua amica Meriem. Solo che Meriem è morta: Mary sta andando al suo funerale. È stato Faruk, il “suo” Faruk, fratello di Meriem, a darle la notizia. “Non venire” ha aggiunto poi, “non faresti in tempo”. E invece Mary è saltata sul primo volo e poi sul primo taxi abusivo e sgangherato. Alla guida c'è Hedi, che parla bene l'italiano perché è cresciuto guardando i programmi Rai. In una disperata corsa contro il tempo, Hedi e Mary vedono scorrere accanto a loro, dai finestrini del taxi, la rivoluzione tunisina. Il presidente Ben Ali è appena scappato, nel Paese regna il caos. In quell'interminabile tragitto, tra posti di blocco, manifestanti intransigenti ed edifici sventrati, Mary rivive, tra presente e passato, tutte le tappe della sua amicizia con Meriem…
È una bella storia, quella di Mary e Mariem. Una bella storia che si muove dentro una Storia più grossa, con la esse maiuscola. L'autrice – giornalista, blogger e reporter di viaggio – apre con delicatezza e discrezione quest'infinita matrioska, portando allo scoperto un personaggio dopo l'altro, un'esistenza dopo l'altra, una storia dopo l'altra. Leggere questo road novel è come sfogliare un album di foto. Sullo sfondo, o meglio, ai lati, c'è il post Ben Ali; in primo piano l'amicizia di Mary e Meriem, intrappolata in immagini ed episodi sparsi. Buona la struttura, che si illumina di continui flashback; avvincente la trama, che tiene con il fiato sospeso; peccato i dialoghi, a volte un po' troppo “giornalistici”: si percepisce l'ansia di spiegare, di far capire, e i personaggi si appiattiscono, perdendo, per un attimo e in un attimo, la loro vitalità.