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Sul fascismo - Antologia

sulfascismo

Gli anni fra il 1919 ed il 1924 sono stati importantissimi per il nostro Paese, perché se da una parte si cominciano a vedere i primi germi della politica estera di Benito Mussolini (patto Italia-Jugoslavia), dall’altra sono contraddistinti da una serie di accadimenti che, dopo il delitto Matteotti, segnano definitivamente la politica dell’Italia, consegnata progressivamente, anche con azioni di forza, nelle mani del partito fascista. Dall’altra parte si registra l’incapacità dei partiti alternativi, soprattutto socialisti e comunisti, di organizzare la rivoluzione del proletariato. Un esempio lampante è quanto succede, o meglio non succede, in una città fondamentale per le sorti del nostro Paese come Milano, centro del capitalismo italiano, eppure incapace di esprimere una forza d’urto dirompente come quella degli oltre tremila operai che vi lavorano. È lì in cuore dell’inerzia politica, nell’aver accettato supinamente le promesse dei riformisti, per lo più socialisti o cattolici, di un cambiamento che non c’è mai stato. Invece è mancato quello slancio visionario di definire un partito popolare capace di formare e far crescere l’opposizione del proletariato alle mire borghesi: ha prevalso l’idea del non fare, quando forse era necessario, come in Russia, avere un capo ed un partito forte e deciso nel pensiero e nell’azione rivoluzionaria…

L’antologia curata da Antonella Roncarolo, che in una ampia introduzione colloca il senso di questo lavoro, la sua dimensione storico-politica e soprattutto le implicazioni sulle riflessioni della nostra quotidianità, raccoglie scritti noti e meno noti di Gramsci, apparsi fin dal 1919 su vari giornali e spesso in forma anonima, e appunti dai Quaderni dal carcere arrangiati lungo un unico filo conduttore, il contrasto alla politica borghese del fascismo. Dunque l’antologia ricopre un’elaborazione quasi decennale che tocca punti essenziali della “lotta di classe” in Italia e di come essa non sia stata recepita come indispensabile per una rivoluzione politica e culturale a causa delle spinte repressive poste dai reazionari cattolici e dei fascisti. Gramsci analizza in modo lucido, anche se talvolta estremamente schematico, le mancanze dei comunisti, dei massimalisti comunisti, che non hanno avuto la capacità e la preparazione di un gruppo dirigente politico all’altezza, deciso a rispondere ad un’esigenza di cambiamento necessaria sia da un punto di vista democratico sia da quello morale. Pur se troppo filologicamente legato alla dottrina marxista, Gramsci propone una disamina politica e sociale che risulta attualissima, sottolineando l’impreparazione ideologica e strategica dei politici, la cui colpa principale è stata quella di non saper leggere i rischi di totalitarismo e dell’autoritarismo verso i quali si stava spingendo il nostro Paese. La chiave è rappresentata dalla necessità di far crescere il conflitto e la lotta di classe anche in Italia, come unica soluzione. Non è un’antologia di un visionario, ma la cronaca di un disastro annunciato e denunciato con tutte le difficoltà legate ai tempi ed alla censura: molti scritti sono anonimi o diffusi con pseudonimi, il più famoso è quello di G. Masci. Ma si può apprezzare anche tutta l’ironia graffiante di un pensatore militante che fino all’ultimo momento, dalla libertà alla prigionia, non ha mai smesso di coltivare la sua missione, educare alla rivoluzione.