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Sul sentiero dell’assassino

Sul sentiero dell’assassino

Nicholas Brent è felice di offrire un passaggio in auto all’amico Ian Macbane. C’è solo un po’ di foschia, non una nebbia vera e propria, ma Ian non se la sente di guidare. Teme di perdersi mentre si reca all’annuale Ballo della Caccia di Fordings. Durante il tragitto, i due chiacchierano amabilmente: del Ballo – evento annuale imperdibile che ogni volta diventa anche occasione per nuove conoscenze – e della sorte di questa o quella famiglia che da sempre vive nella zona. Come i Reeve, per esempio, di cui i due stanno per accostare la recinzione che ne delimita le terre. L’antica dimora di famiglia, proprietà davvero notevole, è stata venduta ed è diventata un Ospedale per Giovani Disadattati. Guai a chiamarlo manicomio anche se, a detta di Nicholas, ospita esclusivamente giovani criminale. Michael Reeve ha dovuto vendere la proprietà quando, alla morte del padre – che non si è mai ripreso dal lutto che ha colpito l’intera famiglia quando la sorella di Michael è scomparsa nel nulla e non è mai stata ritrovata – non è rimasto granché dell’antica ricchezza e gli eredi sono stati costretti a liberarsi dell’edificio per pagare le ingenti tasse di successione. Il discorso tra Nick e Ian scivola poi su argomenti meno seri, come le ragazze, per esempio. Ian chiede informazioni su alcune di esse, che l’avevano colpito durante il Ballo dell’anno precedente. Pare tuttavia che parecchie cose siano mutate nel corso di dodici mesi: Gillian Parsons, per esempio, meravigliosa ballerina, ha sposato Robert Brown e ora i due vivono in Malesia. La sorella di Gillian, Mercy, è diventata la moglie di Tom Fowler. Pare invece che Dilys Maine sia ancora libera. Ian afferma che la ragazza è davvero notevole, anzi, la trova di una bellezza mozzafiato e si emoziona solo al nominarla. A questo proposito, precisa Nick, le ha promesso di riaccompagnarla a casa nel caso lei riuscisse a convincere il burbero padre a lasciarla partecipare al Ballo. Ecco perché ha offerto a Ian il viaggio di andata, ma non quello di ritorno...

La casa editrice Le Assassine ha acquistato il manoscritto originale di questa storia da un commerciante di libri rari nonché collezionista di Leicester. È evidente quindi che il lavoro di traduzione, operato a partire da tale manoscritto, sia stato incredibilmente emozionante. La storia è stata scritta negli anni Cinquanta da E.C.R. Lorac, uno degli innumerevoli pseudonimi dietro cui si cela la scrittrice inglese Edith Caroline Rivett, autrice prolifica e molto apprezzata nl periodo della Golden Age. Va sottolineato inoltre che l’autrice è per lungo tempo membro del Detection Club, associazione cui fanno parte nomi illustri tra i quali figura quello di Agatha Christie. Si tratta di un giallo classico: il cadavere di un uomo ritrovato lungo una strada secondaria, un’aggressione subita da parte di chi ha trovato il cadavere, una zona ammantata di mistero e omertà, uno scenario avvolto dalla nebbia fitta, che sfuma i contorni e offusca ogni cosa, compresa la verità. L’indagine della polizia diventa quindi complessa e accidentata, resa ancora più ostica dalla riluttanza degli abitanti della contea a lasciarsi sfuggire segreti a lungo gelosamente custoditi. Si brancola davvero nel buio, anzi nella nebbia fitta. Ma, così come il sole si insinua e squarcia il velo di nebbia, così la verità riesce pian piano a imporsi e a chiarire ogni cosa. Un giallo venuto alla luce dopo oltre settant’anni, che tuttavia mantiene freschezza e credibilità; una storia avvincente, arricchita da vivide descrizioni d’ambiente che rendono peculiare e ancor più interessante la vicenda; un intreccio molto ben architettato che intriga il lettore e ne stimola la curiosità. Un’ottima lettura che, va da sé, si consiglia di apprezzare davanti a una tazza di buon tè. Inglese, of course.