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Sulla chaise-longue

Melanie si adagia nel letto e affonda nei grandi cuscini quadrati con le federe rosa, che conferiscono un tenue bagliore rosato al suo bel viso pallido e ai suoi biondi e morbidi capelli disordinatamente sparsi sul cuscino. Il dottor Gregory si siede accanto a lei- quelle sedie di cartapesta con intarsi decorativi saranno anche adatte ad impreziosire una camera da letto, ma non appaiono affatto solide-e la tranquillizza: non morirà; le medicine sono riuscite a sbaragliare un focolaio piuttosto insidioso e, se lei si concederà il tempo di riprendersi bene, potrà venirne fuori completamente guarita e godersi il piccolo Richard, appena nato. L’unica raccomandazione è di essere estremamente cauta e di pensare a se stessa come ad una porcellana di Dresda. Melanie ascolta con attenzione le parole del medico, a cui si accompagnano anche le raccomandazioni di Guy, il suo bellissimo marito che, mentre le consiglia una volta ancora il massimo riposo, utilizza quel tono di voce finto pomposo, ma neppure troppo finto, tipico del suo umorismo. Quattordici mesi prima, sette mesi prima che nascesse Richard, è stata scoperta una macchia sospetta sul polmone sinistro della giovane donna e i medici le hanno consigliato di non far conto sul piccolo, ma di ripensarci una volta risolto il problema della tubercolosi. Le hanno concesso di proseguire la gravidanza sottolineando che, se le cose fossero peggiorate, non ci sarebbe stato più alcun figlio fino alla volta successiva. Le cose per fortuna sono andate bene ed è nato un bambino sano e robusto, ma Melanie non deve dimenticare di aver avuto molti bacilli attivi di tubercolosi dentro di sé. La giovane conosce a perfezione tutti gli aspetti di cui il medico le sta parlando - d’altra parte è stata per otto mesi immobile a letto - ma ora è impaziente, bramosa di novità. Qualcosa, suggerisce il medico, si può fare per placare la vivacità di Melanie: offrirle un cambio di visuale, spostarla in salotto e adagiarla sulla chaise-longue…

Marghanita Laski nasce a Manchester nel 1915 da una famiglia di intellettuali ebrei. Nel 1953 scrive questo romanzo breve, ripubblicato oggi da 8TT0 Edizioni, una piccola casa editrice che ha deciso di diffondere casi letterari anglofoni trascurati per dar loro la giusta visibilità. Si tratta di un lungo racconto – impreziosito da una bella prefazione a cura di Giulia Blasi – nella più classica tradizione del romanzo gotico, una storia incentrata sullo sdoppiamento di identità e nata con l’intento di inquietare e porre l’accento sulle paure e gli incubi umani. La chaise-longue, piuttosto mediocre a dir il vero, acquistata d’impulso da un antiquario diventa il mezzo attraverso il quale la protagonista della storia, Melanie - donna giovane appena divenuta madre, convalescente dopo una lunga e debilitante malattia e ancora piuttosto provata, personaggio dipinto come civettuolo, ingenuo e piuttosto fragile - viene catapultata in un’altra dimensione, tetra e ricca di angoscia. Si tratta del peggiore degli incubi, quello in cui Melanie si rende conto di essere prigioniera di un sogno, costretta a vivere realtà che non le appartengono e a lottare per liberarsi da una situazione che diventa di puro terrore, man mano che si procede nella lettura. In un mondo in cui il ruolo della donna è assolutamente ai margini, un mondo che la costringe in una situazione di perenne fragilità - che nasce non dalla mancanza di carattere, ma dall’ingenuità e dalla dipendenza cui si viene indotte, come se si trattasse di una sorta di legge non scritta - gli interlocutori della giovane protagonista, che dichiarano di agire per il suo bene ma sono in realtà null’altro che opportunisti aguzzini, sono specchio dei suoi timori e delle sue paure. Una lettura che è un vero e proprio viaggio di ricerca interiore e di controllo di pulsioni e sentimenti, per evitare di esserne fagocitati; un viaggio pericoloso nel quale la suggestione diventa realtà e consapevolezza, la consapevolezza che ogni via d’uscita è preclusa e che ciò che sembra essere un sogno forse sogno non è.