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Sull’amore

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Il traffico scorre lento lungo l’autostrada in uscita dall’area metropolitana di Londra. Un canale radio della BBC interrompe la musica lasciando spazio ad una trasmissione d’intrattenimento. Tante le telefonate in diretta di chi vuole domandare, confrontarsi o semplicemente raccontare la propria esperienza in merito all’argomento più discusso di sempre: l’amore. Paolo Crepet è curioso e segue con attenzione la messa in onda. C’è chi racconta di quanto sia difficile parlare d’innamoramento con il nipote adolescente. Ovvietà solo apparentemente banali. “E se l’amore semplicemente non rappresentasse l’argomento più difficile da discutere ma anche il più urgente?”. Un sentimento che per secoli non ha riguardato l’uomo comune. Un moto interiore, una scelta esclusiva di poeti, santi ed utopisti. Erano altri gli obiettivi primari da perseguire per il comune cittadino impegnato a sopravvivere: la guerra, la pace, il lavoro, il denaro, la politica e la famiglia. Oggi si ama poco e male nonostante si viva nell’abbondanza. La diffusione di questo “analfabetismo affettivo” ha creato una situazione di vuoto paradossale. Laddove non manca il tempo da dedicare al nostro universo emotivo siamo invece alienati, anestetizzati. Schiavi del pragmatismo e del cieco perfezionismo, ci siamo persino dimenticati di insegnare ai nostri figli a comunicare in modo empatico ed autentico. Contribuiamo invece ad accrescere l’indifferenza, la violenza, il cinismo e la feroce competitività. “E se la rivoluzione partisse dall’homo cupidus (ovvero l’uomo emotivo) non più da quello laboriosus né da quello «tecnologicus»?”. L’amore è una forza motrice potentissima che anima il mondo e rappresenta oggi la vera sfida rivoluzionaria, l’occasione per accorgersi dell’altro, per promuovere la crescita e la coscienza di noi stessi…

Di Paolo Crepet, noto psichiatra e sociologo, non servono presentazioni. Le sue osservazioni acute e scomode, talvolta provocatorie, vengono spesso condivise sui principali social network rendendolo un personaggio pubblico particolarmente apprezzato. Il testo in oggetto si inserisce nella vasta raccolta di scritti che condividono l’ambizione di sviscerare la natura dei sentimenti umani. Non racconta dunque nulla di inedito nel senso proprio del termine, eppure ciò che viene narrato non è banalmente ordinario. Difficilmente si riconoscono le dinamiche inconsce che modellano le nostre relazioni interpersonali. Paolo Crepet, attraverso un linguaggio appropriato ma chiaramente comprensibile, rende la lettura piacevole e scorrevole. A tratti può apparire ridondante, una ripetizione che è però funzionale alla piena interiorizzazione dei concetti espressi. L’autore non fornisce consigli d’amore infallibili, non intende offrire al lettore (pseudo) strategie finalizzate alla conquista del partner perfetto, propone invece validi spunti di riflessione volti ad accrescere la conoscenza di noi stessi e del nostro universo emotivo. Racconta l’amore e la sua evoluzione tra primo innamoramento, gelosia, erotismo, tradimento ed abbandono. Oggi, nonostante il progresso tecnologico, una maggiore libertà espressiva, l’affrancamento dai pregiudizi socioculturali e la conquista del benessere economico, manca una “cultura della complicità”. L’amore ricercato online è privo di sguardi, di tatto e di ascolto. L’autore ci esorta a cogliere la sfida di amare rischiando, sostando nell’incertezza, recuperando la piena sensorialità dei rapporti. Anestetizziamo le emozioni perché temiamo ogni forma di turbamento, abbiamo paura di scavare in profondità. “Da come ci s’innamora si può stabilire da chi siamo stati amati”. Ogni bambino assorbe e traduce nel termine “amore” ciò che accade attorno a sé. Se la sua centralità affettiva viene messa in discussione, diverrà un adulto che replicherà l’abbandono e la sofferenza confondendole erroneamente con il vero amore. Crepet sottolinea l’importanza di promuovere l’educazione sentimentale ancor prima di quella sessuale. Una necessità oggi più che mai urgente come dimostrano i noti e drammatici fatti di cronaca. La scuola, suggerisce l’autore, dovrebbe avere un ruolo centrale nell’accrescimento delle capacità percettive e sensoriali. Il recupero dei “sensi perduti” è la via maestra che consente di raggiungere la maturità affettiva. È prioritario promuovere l’ascolto empatico ed attivo, l’incontro tra diversità e la loro valorizzazione, aumentare l’autostima, ma soprattutto “allenare” i bambini a superare le piccole frustrazioni sviluppando così la capacità di tollerare episodi di rifiuto ed abbandono. “Amare include fiducia e affidamento. Se non si è in grado di pronunciare questi due imprescindibili sostantivi, non si conosce l’amore”.