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Sull’isola

sullisola

Milano, ore nove del mattino di un giorno qualunque. Eugenio lo sa molto bene che lei non è mai stata una grande lettrice. E allora perché si ostina a sventolarle quel libro sotto al naso e poi, non contento, glielo mette nella valigia aperta, sopra i vestiti piegati con cura? Marta sta lottando con quel trolley, nel quale cerca di stipare il necessario per cinque giorni in uno spazio a malapena sufficiente per due. E ora Eugenio cerca di convincerla a trovare spazio anche per quel volume – bello corposo, tra l’altro – continuando a ripetere che si tratta di una storia interessante: è la vicenda di un uomo che se ne sta seduto a far colazione insieme alla famiglia quando, all’improvviso, avverte un dolore lancinante alla testa e cade in una sorta di buio totale per soli quattro minuti. Quando riprende conoscenza, tuttavia, realizza che in quel lasso di tempo così ridotto la moglie e le due figlie sono state uccise e fatte a pezzi lì, in cucina. Marta osserva il marito con un misto di curiosità e incredulità: è la prima volta, dopo così tanto tempo da non riuscire neppure a quantificarlo, che il marito si mostra interessato a qualcosa e pare essere riemerso da quel mare di apatia nel quale da parecchio prova a restare a galla. Ecco perché Marta, alla fine, infila il libro in una tasca esterna del trolley – per liberarsene poi prima di uscire di casa – e ringrazia il marito che, prima di salutarla, la rassicura dicendole di sentirsi meglio. Marta non è mai stata una grande lettrice, ma in aeroporto, davanti a una cesta di libri all’ingresso di un’edicola che funge anche da supermercato e da bar, lungo il corridoio che porta al gate d’imbarco, viene attirata da un libro il cui titolo ricalca fedelmente le parole con le quali l’ha congedata lo strano taxista che l’ha condotta in aeroporto: “Una donna non dovrebbe viaggiare sola”. Anche la copertina del volume ha un’immagine che le ricorda una foto che il padre le ha scattato quando era una bambina. Le due strane coincidenze la spingono ad acquistare il volume e a infilarlo in una tasca esterna del trolley. Magari non lo leggerà mai, ma chi se ne importa. D’altra parte, l’ha pagato solo due euro…

Federico Baccomo – milanese, classe 1978 – oltre che essere romanziere, scrive per la televisione, il teatro e il cinema. E si vede. Il suo ultimo racconto contiene descrizioni di ambientazioni talmente vivide da sembrare fotografie: la capacità dell’autore di narrare per immagini permette al lettore di sentirsi, accanto alla protagonista, nell’isoletta greca battuta dalla pioggia e dal vento, un vero e proprio spartiacque tra la precedente esistenza e una nuova consapevolezza. Marta approfitta di un viaggio di lavoro per organizzare una specie di fuga che la allontani, anche solo per pochi giorni, dall’esistenza complessa che ha condotto negli ultimi tempi, appesantita dalla profonda depressione nella quale suo marito è caduto, in seguito a un insuccesso professionale. L’immaginaria isola di Aglaia diventa quindi un palcoscenico ideale, calcando il quale la donna realizza il senso di apatia del quale ha finito per ammantare la sua vita e trova, in una natura ben lontana dal solito cliché che racconta di isole greche baciate dal sole e dalla luce, la forza per riprendere le redini di un’esistenza fiacca e ridarle nuovo vigore. Il processo di consapevolezza e rinascita di Marta è costellato da presenze maschili che, a dirla tutta, non ne escono granché bene: c’è il marito Eugenio, uomo apatico e schiacciato da un senso di inadeguatezza che gli tarpa le ali; c’è Roman, figura misteriosa ed enigmatica e c’è, infine, il suo capo, Jacopo Cardopane, uomo tronfio ed egoriferito. Cercando di uscire indenne dai soprusi – psicologici, professionali e sessuali – delle figure maschili, Marta si impone di percorrere un sentiero tutto nuovo, costruito anche grazie alla lettura di un libro, acquistato per caso all’aeroporto per due euro, la cui trama sembra ricalcare esattamente le esperienze che lei stessa sta vivendo. Baccomo è abilissimo nel mostrare i due modi diversi di raccontare gli stessi fatti e nel delineare l’arco di trasformazione di una donna che impara, sullo sfondo di uno scenario allo stesso tempo mozzafiato e cupo, a vivere di nuovo sensazioni ormai dimenticate, prima tra tutte lo stupore e il desiderio di rinascita. Un romanzo intenso; una lettura che scorre veloce e incanta; personalità complesse che si rivelano pian piano in tutte le loro luci ed ombre; un racconto che si snoda tra gli scorci di un’isola aspra e bellissima: veicolo di una nuova consapevolezza e strumento capace di innescare un processo di trasformazione doloroso, intenso e irreversibile.