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Sull’orizzonte degli eventi

Sull’orizzonte degli eventi

“Che ora è? Questo libro fa schifo!!”. Il grido di Giovanni raggiunge Caterina in cucina mentre sta lavando i piatti. Dalla mattina Caterina ha perso il conto di quante volte suo padre le abbia chiesto che ora sono o le abbia detto che il libro che sta leggendo fa schifo. Azzera tutto quello che dice subito dopo, o pensa poco dopo averlo detto e pensato. Forse sarebbe anche una situazione comica, se non si ripetesse così spesso. “Sono le undici!” gli grida lei in risposta, mentre con uno sguardo fugace controlla le lancette dell’orologio: sono le 11.05, ma ha capito che i minuti sono ormai diventati irrisori nello scorrere del tempo di Giovanni. Solo cifre precise, meglio se scandite a quarti d’ora. Tra un po’ dovrebbe arrivare Davide, pensa Caterina mentre appoggia gli ultimi piatti puliti sull’asciugamano; scambiare due chiacchiere con una persona che ricorda ancora chi è lui e chi sei tu è come tirare una boccata d’aria quando sei al limite nel trattenerla. - Driiiin - il citofono squilla come se avesse intuito i suoi pensieri e subito il grido di Giovanni giunge dal salotto “Il citofono!” urla, e poi subito dopo: “questo libro fa davvero schifo”. “Il citofono” le ripete non appena Caterina mette piede in salotto, mentre lei si asciuga le mani sul grembiule e stacca la cornetta per rispondere…

“L'orizzonte degli eventi è il confine spaziale, assimilabile a una sfera, che circonda un buco nero, oltre il quale la velocità di fuga supera quella della luce, rendendo impossibile il ritorno di materia o informazione. Definito dalla relatività generale (raggio di Schwarzschild), segna un "punto di non ritorno" in cui la luce stessa rimane intrappolata, rendendo invisibile ciò che accade all'interno a un osservatore esterno” (Wikipedia). Cosa diventiamo quando non siamo più in grado di riconoscere noi stessi e quello che siamo stati? Cosa accade quando sì oltre passa quel “punto di non ritorno” e restiamo intrappolati? È a questi interrogativi che Cristò cerca di rispondere, conducendo il suo lettore sul limitare di quell’abisso e consentendogli di dare una fugace occhiata a quello che, invece, resta nascosto ai protagonisti della storia. Sono uno scrittore anziano insieme al suo capolavoro, accompagnato dal suo editore e da sua figlia i protagonisti di questo “romanzo nel romanzo” di poco più di ottanta pagine (pubblicato per la prima volta nel 2011 e riproposto ora nella collana fondanti della valente TerraRossa Edizioni) e, in un perfetto gioco di specchi e di alternanze, costruiscono una narrazione nella quale solo la superficie delle cose sembra restare immutata. Giovanni Bartolomeo è uno scrittore di successo, ma anche il protagonista del suo massimo capolavoro letterario, senza però esserne più consapevole; Caterina, sua figlia, è stata costretta a “dover prendersi cura di un uomo”, tradendo in qualche modo la promessa che aveva fatto a sé stessa tanti anni prima; infine, Davide, inguaribile romantico, cerca in tutti i modi di spezzare l’incantesimo e tornare indietro nel tempo. Un sapiente esercizio metaletterario che lo scrittore pugliese mette nero su bianco regalando una storia delicata e forte, un “romanzo sentimentale scritto da un uomo di trentaquattro anni (allora) il cui padre – un attore teatrale, un poeta, un intellettuale raffinato – stava svanendo giorno dopo giorno nel nulla di una demenza senile che nessun medico avrebbe chiamato Alzheimer, ma che in fondo era qualcosa di molto simile”. Una menzione particolare, infine, va fatta alla postfazione del romanzo nella quale Cristò non solo fornisce gli elementi che lo hanno aiutato nella scrittura ma consegna nuove chiavi di lettura, che ampliano ulteriormente l’orizzonte del lettore.