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Suo marito

Suo marito

Roma, inizio del XX secolo. Attilio Raceni, dopo essere stato onorato da un’eredità più che lusinghiera, impiega parte del suo patrimonio per darsi un’occupazione stimolante: dirigere una rassegna di letteratura femminile dove dar spazio ad autrici di varia notorietà, ma tutte indubbiamente dotate di un considerevole talento e accumunate dalla condizione di impenitenti zitelle. Quella mattina Raceni si alza dal letto osservando con una certa riservatezza appese alle pareti della stanza le foto delle sue Muse – non per niente la sua rivista porta il suggestivo titolo classicheggiante “Le Muse” e il curatore sottolinea da sempre che si tratta di una pubblicazione di letteratura femminile, non femminista. Sarebbe davvero terribile se quei visi fossero costretti a subire il suo déshabillé: fortunatamente il critico indossa una camicia da notte lunga fino alla noce del piede. Ma una volta seduto sul letto eccolo immediatamente alle prese con un terribile pelo ispido all’interno della narice: stavolta le Muse non hanno possibilità di salvezza, devono subire l’indecoroso spettacolo offerto dal loro direttore. Questi si deve immediatamente recare a casa della signora Dora Barmis, con lo scopo di organizzare un ricevimento di benvenuto per Silvia Roncella, una giovane scrittrice originaria di Taranto che ha riscosso un inaspettato successo con il suo primo romanzo. Ormai tuffatosi nel groviglio di strade, Raceni viene messo in difficoltà da un folto gruppo di manifestanti, onesti lavoratori che protestano per i loro sacrosanti diritti, ma il letterato visibilmente contrariato sul momento sembra non comprendere quanto siano lecite le loro richieste. L’unica cosa che gli interessa è arrivare in orario dalla Barmis. Alla fin fine ci riesce attraverso alcune deviazioni. La padrona di casa lo riceve manifestando il massimo interesse per l’astro nascente della letteratura femminile. Ricca, ma da sempre interessata a ostentare una falsa limitata disponibilità di denaro, la signora Dora chiede al suo ospite in che modo Silvia Roncella è solita presentarsi alle serate mondane, con la palese speranza che sia una donna incapace di curare il suo aspetto fisico. Raceni è costretto a sopportare i capricci della ricca letterata, con lo scopo di mantenersela amica e spingerla verso la necessità fondamentale: fare un elenco degli invitati alla festa. È in quel mentre che salta fuori il nome dell’illustre critico Betti, tra i pochi che hanno usato toni poco lusinghieri nelle loro recensioni nei confronti de La casa dei nani, l’opera di Silvia Roncella. Logicamente il direttore vorrebbe evitare di invitarlo...

Come ha scritto Sarah D’Alberti nel saggio Pirandello romanziere, Suo marito è un’opera chiave nella complessa evoluzione del pensiero filosofico e letterario dello scrittore siciliano. Pubblicato per la prima volta nel 1911 a Firenze, dopo il romanzo Il fu Mattia Pascal (1904) e il saggio L’Umorismo (1908), quando ormai il passaggio al romanzo psicologico dalle prime storie ancora legate al contesto verista si era compiuto, le vicende comico-tragiche di Giustino Boggiolo vanno a toccare molti dei concetti portanti della narrativa pirandelliana. Condizioni sociali che l’autore si impegnerà a fondo a sviluppare nei lavori successivi. Suo marito, benché ad oggi rimanga un romanzo ancora non abbastanza conosciuto e apprezzato come meriterebbe, può essere così considerato una sorta di esempio della letteratura dello scrittore siciliano, dove ritrovare le origini delle sue riflessioni sulle debolezze e sulle piccolezze della natura umana, un compendio di preparazione alla lettura della sua opera integrale. Tra i temi la famiglia come oppressione dell’individuo e il difficile rapporto tra l’uomo e la donna. La moglie di Giustino non parla per quasi metà del romanzo, a dimostrazione della sua condizione di sottomissione nei confronti del marito: è lei che scrive le opere che stanno dando notorietà e ricchezza ad ambedue, ma è solo lui inizialmente a godere dei frutti di questa attività letteraria. La risolutiva presa di posizione di Silvia Roncella nei confronti del consorte non sarà priva di momenti di debolezza e di indecisione. Poi il giudizio negativo sulla superficialità della società letteraria romana, altro caposaldo dell’opera pirandelliana, lo stesso autore definiva “una parata di scheletri” le sfilate degli accademici stretti nelle loro “pesanti divise”. I letterati e gli intellettuali che si innalzano a consiglieri di Giustino sono ignoranti e superficiali, in pubblico fanno di tutto per non rivelare le loro mancanze, ma fuori dalla scena giungono persino a vantarsene. In questo contesto Pirandello ci dà prova di quello che intende per “sentimento del contrario”, o meglio la possibilità di essere abbagliati dall’apparenza, l’apparenza di una comunità intellettuale che si ritiene eccelsa, ma che in realtà è composta da persone vili e mediocri. Il protagonista si rende conto di quali individui lo circondano, ma non si preoccupa: per lui la conoscenza e la sensibilità artistica sono condizioni sconosciute e se ne può fare tranquillamente a meno, le essenziali sono le capacità commerciali che permettono di vendere il lavoro letterario nel modo più vantaggioso. Infine emerge il concetto della maschera che piega la forma, ovvero la reale natura dell’uomo: ogni personaggio dell’opera assolve un suo compito volontariamente o involontariamente, si pone una maschera sul viso che lo contraddistingue a livello sociale, deve comportarsi in base a quanto è previsto per il ruolo a cui è destinato e non può rivelare la sua vera natura. Vive la vita come se fosse un’opera teatrale, l’opera suprema più grande del teatro stesso e, come sempre insegna Pirandello, probabilmente nemmeno lui conosce la sua reale personalità.