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Super coscienza

Super coscienza

Gadadhar era nato in Bengala, in una famiglia di bramini. Un giorno d’estate, mentre attraversava una risaia, alzò gli occhi al cielo: sullo sfondo di una oscura e imponente nube tempestosa, vide passare uno stormo di candide gru. Il contrasto intrinseco in quella bellissima immagine gli causò un’emozione tanto intensa, una gioia così profonda da fargli perdere i sensi. Gadadhar, che sarebbe stato conosciuto da adulto come Ramakrishna, aveva solo pochi anni di vita, e aveva appena sperimentato la prima esperienza mistica della sua esistenza. Anni dopo Abraham Maslow, uno psicologo statunitense, avrebbe definito ciò che era capitato al giovane Ramakrishna come “esperienza di picco”, ovvero un momento caratterizzato da una “improvvisa travolgente felicità”, contraddistinto da una consapevolezza tanto nitida da apparire quasi come una sorta di rivelazione, che la vita è “infinitamente complessa e infinitamente eccitante”, unica e meravigliosa. Ma quali sono i meccanismi che consentono agli uomini di vivere questi attimi? Qual è il loro significato? Ed è possibile, in qualche modo, non attendere passivamente che accadano, ma ricercarli, stimolarli, allo scopo di ottenere in modo consapevole un vero e proprio “potenziamento della coscienza”?

“Ho settantacinque anni, e ho dedicato la maggior parte della mia vita alla ricerca di ciò che potrebbe essere definito «i meccanismi delle esperienze di picco», o «potenziamento della coscienza». Si può considerare questo libro come una sorta di manuale fai da te per il raggiungimento di certi stati”, scriveva in modo forse eccessivamente enfatico Colin Wilson - già autore de L’outsider nella prefazione di Super coscienza. Alla ricerca delle esperienze di picco (in originale Super Consciousness. The Quest for the Peak Experience), uno dei suoi ultimi saggi, pubblicato quattro anni prima della sua morte, avvenuta nel 2013. Il fulcro attorno a cui il poliedrico e prolifico scrittore britannico costruisce l’intrigante architettura di questo testo, è l’ipotesi che l’essere umano abbia la possibilità di compiere un ulteriore balzo evolutivo, acquisendo la consapevolezza di una realtà superiore a quella che vive nel quotidiano, una realtà che per brevi istanti viene sfiorata nelle esperienze di picco, nell’estasi mistica, ma che resta misteriosa, lasciando nell’animo di chi abbia avuto la fortuna di esserne travolto, l’interrogativo di aver vissuto per davvero un evento straordinario. Come sottolinea Nicola Bonimelli - che ha curato la traduzione del saggio - nella sua introduzione, “Supercoscienza non è semplicemente una dimensione dove si possono trovare i significati nascosti delle cose, ma il potere di percepire, insieme alle cose, anche l’indole intenzionale della coscienza, ovvero la sua innata potenza creativa”. Con la sua scrittura prolissa, le sue avvincenti divagazioni - quasi una cifra stilistica -, Wilson traccia fili di congiunzione (spesso acrobatici), muovendosi con sicurezza tra le celeberrime madeleine di Proust e le teorie da fanta-archeologia sulle origini della Sfinge di Giza, passando da Sartre a Nietzsche, da La notte stellata di Van Gogh al volume biblico dell’Ecclesiaste, da Dostoevskij a Beckett, conducendo il lettore attraverso i molteplici, tortuosi sentieri della sua mente curiosa.