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Supporti per i sogni

Un mese non è tanto e non è poco, ma basta per cambiare i sogni, per modificare il modo di sognare. Dormire in un posto diverso può cambiare tante cose, non solo il modo di essere e di vivere ma anche il rapporto con il proprio mondo onirico. Si può arrivare a sognare tutta la notte, a vivere una sorta di dormiveglia che crea un tutt’uno tra il sognante e i sogni stessi, tra gli avvenimenti del giorno precedente e quelli del giorno successivo. Un cambiamento, questo, che non è dovuto al letto, alla casa o al luogo in cui si vive. La città può essere piacevole e così la casa, ma questo non impedisce il modificarsi delle abitudini. Una delle cause di cambiamento può essere riposare sul cuscino, per esempio, se prima non lo si faceva, cosa che porta a modificare il modo di dormire e quindi di sognare. Si può passare da uno stato in cui il sogno quasi non esiste o in qualche modo non lo si ricorda mai, a uno stato in cui la mattina si ha tanto da raccontare. Paura di questo? Voglia di sfuggire ai sogni? No, questo mai. In ogni caso potrebbe essere uno stato mentale e fisico che non piace, anche se non crea alcun sconvolgimento. Non è cosa gradita da tutti sognare, anzi, come non è cosa bella pensare che i sogni invadano la propria esistenza. È poi così sicuro che i sogni capitino nella nostra vita? Che siano loro a entrarci? Potremmo essere noi a capitare loro, a invadere le loro dinamiche e di conseguenza infastidirli. Cuscino di piume o cuscino di spugna? Il primo è particolarmente cedevole, il secondo più rigido, non si fa plasmare e fa resistenza ai movimenti del capo. Molto meglio il primo. In realtà non si dorme sui cuscini, o meglio lo si fa solo in determinate occasioni, per avere il permesso di sognare. Il permesso è assolutamente identificabile con il supporto per la testa - il cuscino - distribuito a proprio piacimento dallo stregone del villaggio. Quando i giovani appartenenti alle tribù dormono fuori, per studio o lavoro, non usano il cuscino, cosa alla quale gli altri non badano, prendendola come una buona o pessima abitudine. Del resto diverse persone non usano il cuscino per dormire, per le ragioni più disparate, ma come supporto per i sogni lo utilizzano davvero in pochi. Presso alcuni popoli, quelli che nei sogni ci credono e li vivono come se fosse realtà, i cuscini sono di pietra o di legno. Ne è consigliato l’utilizzo per il riposo fisico e spirituale e in più per una buona tenuta della capigliatura. I sogni sono verità, sono tangibili e non esiste divario tra realtà onirica e veglia, non sono agli opposti. A seconda del disagio e dell’agitazione che il sogno provoca, lo stregone del villaggio distribuisce cuscini di legno o di pietra, alti il triplo di quelli che si usano normalmente, proprio per creare un distacco tra la testa del dormiente e la negatività del mondo sotterraneo. “Su questi supporti sono scolpite anime degli antenati in forme di animali e di esseri meravigliosi che portano benessere al dormiente”. Lo stregone consegna spesso i supporti per i sogni, perché attraverso essi, la persona possa comunicare con la terra e accogliere i suoi messaggi. Partendo da questa esperienza, il dormiente riceve il permesso di raccontare agli altri, durante le notti di luna piena, i racconti della terra. Questo è un modo che permette sin da tenera età di imparare tanto su tutti i mondi...

Supporti per i sogni è una raccolta di racconti nata dalla penna di Vladislav Bajac, scrittore serbo, che narra delle più disparate esistenze, dei diversi modi di vivere e dell’importanza dei sogni nelle diverse culture. Sono narrazioni che si dondolano su un’altalena che oscilla tra il mondo onirico e quello fantastico e pertanto definite “favole geopoetiche”, ossia scritti che seguono la linea delle classiche fiabe, terminando con una morale. Ogni racconto contenuto nella raccolta disegna un pezzo di vita reale, per poi sfociare in un finale sorprendentemente fantastico. Bajac in maniera semplice, se pur non banale, con uno stile accattivante e gradevole, consegna al lettore un libro in cui l’importanza del sogno è elevata all’ennesima potenza. Non si parla di teorie e studi nell’antologia di Bajac, ma si sottolinea come possa rivelarsi fondamentale ricordare i propri sogni e come avere la possibilità di raccontarne i contenuti costituisca elemento indispensabile per descrivere la vita stessa e le sfaccettature che la compongono. “Le storie scritte in questo modo sono padrone di varie vite e vari personaggi ed esattamente come le nostre vite, sono molto complicate”. Con queste poche parole, l’autore riassume il senso del libro, sottolinea in maniera energica quanto ogni sogno costituisca un pezzo di vita e di quanto sia sbagliata l’abitudine, in particolare degli occidentali, di guardare a esso come una situazione legata solo al sonno e totalmente staccata dalla realtà e dalla quotidianità dell’individuo. Emblematico, a tal proposito, il primo racconto, in cui il cuscino è il supporto per i sogni, quel mezzo fondamentale e pertanto ricevuto come dono dal capo tribù, da utilizzare per poter sognare. Il sogno in questo caso è inteso proprio come una continuità tra la realtà e l’onirico. In questo modo la vita stessa diventa un lungo meraviglioso viaggio che si barcamena tra realtà e incanto, recando sollievo ai dolori e alle peripezie umane.