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Taccuino di un allegro ubriacone

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Henry ha raggiunto il piazzale delle ferrovie già considerando tra sé che quella è proprio una giornata del cazzo per andare a lavorare. Del suo vecchio capo Al o Abe al suo arrivo non ha trovato traccia. Al suo posto c’è un incazzatissimo Henderson che infatti nemmeno arrivato l’ha subito messo in riga piazzandosi col faccione a un palmo da lui. Gli ha subito ricordato che lì non c’è tempo per le stronzate e che lui non gli è mai andato a genio e quindi di rigare dritto. Henry per tutta risposta ha preso dalla tasca cinque centesimi, li ha lanciati per terra poi ha alzato i tacchi e se n’è andato. Nella sua stanza si è messo a studiare il “Giornale delle corse” facendo fuori mezza bottiglia di vino prima di montare sulla sua Ford del ‘38 e fiondarsi all’ippodromo. Una biondona sui trentacinque ha subito attirato la sua attenzione. Sembra voler esplodere dai vestiti e lui sta lì a guardarla chiedendosi quale parte di lei salterà fuori per prima… Il problema principale delle piccole riviste letterarie secondo Bukowski è che sono covi di gentaglia boriosa e isterica. In genere quello che ti può succedere spedendo loro le tue poesie è che o non te le rispediscono più indietro, o te le rispediscono dicendoti che le pubblicheranno, cosa che non faranno però mai, o te le rispediscono magari dopo anni e senza uno straccio di commento, un rifiuto, niente di niente, o nella migliore delle ipotesi ti ritrovi lettere dai toni semiletterari firmate da signore divorziate con svariati altri problemi, tipo una gamba sola o il culo troppo grasso o con pile di sillogi sul mare e sulla luna. Oppure succede che ti spediscono una risposta nella quale ti dipingono come un genio e te li ritrovi sotto casa a bere birra…

Bukowski: basta la parola. Dieci suoi racconti neanche a dirlo taglienti, corrosivi, imbevuti con la solita dose di paradosso, cinismo, iperrealismo e la proverbiale irriverente spruzzata di alcool, sesso e disarmante ironia. Stavolta in più ci sono alcune interessanti divagazioni sul mondo letterario attraverso le introduzioni e recensioni di una ventina di opere di suoi colleghi scrittori e poeti, in cui vestendosi da critico letterario Bukowski dispensa consigli e trucchi del mestiere facendo probabilmente emergere l’anima più delicata e meno nichilista del Nostro. Infine, cinque interviste più o meno note nelle quali il personaggio, l’uomo e lo scrittore più anarchico della letteratura contemporanea si fondono in tutta la loro dirompente e a volte malinconica forza d’urto, regalandoci spassosissime perle di saggezza. Questo il contenuto di un’opera che in occasione del centenario da poco scavallato del vecchio sporcaccione più famoso d’America, potrà fare felici certamente i bukoskers, i fans più sfegatati che saranno inebriati dallo scoprire alcune chicche sull’origine del suo famoso pseudonimo Chinaski e sulle reali cause della sua renitenza alla leva, ma può essere l’occasione per neofiti in cerca di un assaggio sempre gustoso e abbastanza rappresentativo del Bukowski-pensiero, di avvicinarsi alle opere e al pensiero di colui che ha riscritto le regole del perbenismo di una certa letteratura americana - e non solo - contemporanea a suon di sbronze, scopate e cinico anticonformismo.