Salta al contenuto principale

Talk!

New York: Emily aiuta Marsha a fare i bagagli per l’estate. E ciascuna delle due giovani amiche si vanta in maniera spiritosa e goliardica di vivere il flirt più recente. Una breve ricognizione consente di riconoscere a Marsha il primato: sono passate appena due settimane dalla prima volta con Zeke mentre il giorno dopo saranno trascorse quattro settimane dalla prima - ubriaca dopo una festa - con Michael. Ma presto la discussione passa ai biscotti con gocce di cioccolato che Emily ha appena comprato incurante del piccolo ma sostanziale dettaglio che in casa non ci sono né latte, né thè e i brownies con l’acqua non sono il massimo. Il rammarico di Marsha però dura solo un attimo davanti ad un nuovo tormento: non crede di avere abbastanza mutande per un’estate di sesso. Mentre Emily confida che sta pensando di tornare dritta in analisi. Il suo Michael è sposato e ogni volta che lei ci riflette su ha la sensazione di correre dietro a qualcosa che somiglia a una perdita di tempo, qualcosa di distruttivo per lei. E quando giunge a questa conclusione di sente improvvisamente piena di pensieri positivi, salvo poi cambiare giudizio dopo avere bevuto un solo drink. Battute e confidenze che scorrono piane con i toni distesi: la scrittrice Marsha e l’attrice Emily sono in procinto di partire per le vacanze insieme all’amico pittore Vincent Miano, omosessuale. Destinazione le Hamptons, l’esclusiva località di mare a tre ore da Manhattan…

C’è un passaggio importante che si può cogliere a lettura inoltrata, quando Emily chiede a Marsha cosa ci sia di strano nella loro amicizia e lei subito risponde: è insolita. Emily concorda e spiega: “Ti racconto cosa ha detto mia sorella: ha detto se conosci un uomo e hai una relazione con lui, pensi che la condividerai con Marsha?... io le ho risposto che la mia natura è condividere molto”. Ecco, la parola chiave è condivisione. E ha il potere magico di introdurre il lettore ad un livello di comprensione del romanzo più profondo, al di là del pur suggestivo espediente tecnico. Già, perché Talk! ha una genesi singolare: nasce dall’idea di Linda Rosenkrantz - giornalista americana tra i fondatori del magazine “Auction” e del sito Nameberry.com - di costruire un testo esclusivamente attraverso dialoghi raccolti dal vivo grazie ad un registratore. Non c’è narrazione, appena i titoli dei capitoli circostanziano il contesto delle conversazioni. Ne nasce una forma rudimentale di reality. È l’estate del 1965 e tre amici poco più che trentenni - Emily, Marsha e Vincent - partono per le vacanze dando vita ad una serie di conversazioni serrate sugli argomenti più disparati, dal sesso alla droga, dall’arte all’analisi. E l’espediente di mettere su carta la nuda trascrizione dei dialoghi dà una forza ancora più travolgente al racconto delle nevrosi, delle speranze, delle fobie di una generazione che ha perduto i riferimenti del passato e fatica a trovarne di nuovi. Ma alla fine è proprio la condivisione a conferire un valore universale ad un testo che altrimenti resterebbe relegato nel confine riduttivo documentale di un’epoca.