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Talk bookish to me

Talk bookish to me

Kara Sullivan è in ascensore e ha tra le mani un cesto regalo dalle dimensioni decisamente spropositate. Sta per raggiungere la festa prematrimoniale della sua migliore amica, di cui lei è la damigella d’onore, e il tizio che sta salendo insieme a lei la fissa piuttosto imbarazzato. È di certo anche lui un invitato alla festa, eppure non sembra così entusiasta come lei. Giunta finalmente al piano della terrazza, Kara si getta alla ricerca di qualche faccia conosciuta. Appena scorge Cristina, una delle sue persone preferite in assoluto nonché la futura sposa, la raggiunge raggiante. Hanno addobbato insieme il luogo della festa e, senza false modestie, hanno fatto davvero un ottimo lavoro! Lucine, striscioni con la scritta MARITO & MOGLIE, candele e fiori la fanno da padrone ovunque, creando l’atmosfera perfetta. Kara è raggiante… fino a quando Cristina non le fa la domanda da centomila dollari: “Sei riuscita a scrivere un po’, nel pomeriggio?”. Il fatto è che Kara è una scrittrice affermata e la sua casa editrice ha fissato l’ultima scadenza per il suo prossimo bestseller di lì a un mese. Peccato che, proprio sul punto più bello, sia caduta preda del famigerato blocco dello scrittore. Meglio, quindi, cambiare argomento e concentrarsi sulla band di salsa che sta suonando in quel momento. Strano che Jason, lo sposo, non sia ancora arrivato. Cristina si sta giusto domandando che fine abbia fatto quel verme… e sì, ha appena definito “verme” il suo futuro marito, per lo sconcerto di Kara. Il suo ritardo, le spiega, è dovuto al traffico di Manhattan. Ha atteso a casa l’arrivo dei suoi testimoni, dei vecchi amici dal North Carolina. Proprio il quel momento Jason si materializza. Insieme a Ryan. Proprio quel Ryan con cui Kara non solo aveva frequentato alcuni corsi ai tempi del college, ma era stato per lei “il grande amore”. Fino a quando non era finita in maniera a dir poco disastrosa…

Kate Bromley vive a New York City, ha un passato da maestra d’asilo ed è un’autrice di romance piuttosto nota negli Stati Uniti e tradotta in diverse lingue. Talk bookish to me è il suo primo romanzo approdato in Italia grazie a Mondadori. Si tratta del classico romanzo rosa il cui epilogo è piuttosto intuibile fin dalle prime battute. L’ingrediente di dramma familiare nel passato della protagonista non aggiunge molto condimento a un piatto già di per sé sciapo, anzi: lo rende ancora di più paradossale. I personaggi rispecchiano appieno lo stereotipo delle commedie d’amore. Kara è un’autrice con il blocco dello scrittore e un ex ragazzo che, al momento della sua ricomparsa, capisce di non aver mai dimenticato del tutto. Il fatto che abbia vissuto un decennio senza pensare a lui nemmeno un attimo e che sia riuscita a costruirsi una favolosa carriera indipendentemente dalla sua presenza, a quanto pare, non conta nulla. Una delle migliori amiche di Kara, Cristina, è la classica fidanzatina d’America; con il suo Jason formano la coppia perfetta perfettina perfettissima al limite dello stucchevole (e dell’inverosimile). L’altra migliore amica, Maggie, è leggermente più attempata, insegna musicoterapia (ovviamente), è sempre perfetta e ricorda vagamente una certa Samantha Jones. Ryan è il tipico narcisista da cui bisognerebbe scappare a gambe levate anziché ricadere tra le sue braccia in tre, due, uno. Come se non bastasse questa saga dei cliché, Kara pensa bene di “sfruttarlo” per i suoi loschi fini (ovvero: terminare la stesura del suo romanzo semi-rosa e semi-erotico, ai limiti del ridicolo, ambientato nell’Inghilterra del Diciannovesimo secolo). L’apoteosi si tocca quando Kara e Jason decidono di interpretare una delle scene che lei ha appena finito di scrivere. La risata è assicurata – ma non era l’effetto desiderato dall’autrice, c’è da scommetterci. Le uniche pagine salvabili dell’intero romanzo sono quelle ambientate a Roma, in cui Kara descrive le sue visite ai monumenti della Città eterna. Ma solo fino a quando non racconta di quanto adori mangiare la pizza marinara per colazione alle nove e un quarto del mattino. È in quel preciso momento che anche l’ultimo barlume di speranza si spegne per sempre. (Non) leggere per credere.