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Tanto poco

Tanto poco

La prima volta che lo vede è una mattina di settembre e sta piovendo. L’estate è stata lunga e asciutta e anche il prato della scuola è ormai solo terra gialla. Quando piove a quel modo, a lei piace andarsi a fumare una sigaretta sotto la tettoia, all’ingresso della scuola. Nota un ragazzo che si avvicina, è in mezzo alla pioggia ma non accelera il passo. Avanza senza fretta tenendo il casco della moto al gomito. Quando è a pochi metri, lei si accorge che sorride. È completamente fradicio, scuote la testa di ricci per scrollarsi l’acqua, le tende la mano e le dà il buongiorno. Lei gli fa notare che le lezioni sono già cominciate e che, per entrare, gli servirà la giustificazione. Inoltre, prosegue, così zuppo si prenderà un malanno. Ma lui continua a sorridere, sembra non preoccuparsi di tutta quell’acqua e si dondola sui piedi, mentre con un fazzoletto – anch’esso fradicio – si asciuga le lenti. Quando lei fa per spostarsi e chiamare la vicepreside, lui finalmente si presenta: si chiama Matteo Romoli ed è il professore di lettere. Lei, invece, è la collaboratrice scolastica, la bidella, ed è stata assunta l’anno precedente. È contenta, perché finalmente ha uno stipendio sicuro e può pagare l’affitto di un appartamento a Torre Maura. Si tratta di un bilocale, quarantotto metri quadrati, che a lei però sembrano un regno. Da casa a scuola ci sono trecento metri e lei li percorre rapida ogni mattina, alle sette e un quarto. I bidelli devono arrivare prima di tutti gli altri, perché devono aprire il portone, alzare gli avvolgibili in ogni classe, sistemare il gesso sotto ogni lavagna e la carta igienica in ogni bagno. Poi, per il resto della giornata, non le resta molto da fare, se non stare di guardia all’ingresso, incontrare i rappresentanti di libri e accogliere qualche genitore che deve parlare con i dirigenti scolastici o ritirare un figlio prima del termine delle lezioni. Dalla prima volta in cui ha visto il professor Romoli, dunque, sono ormai trascorsi quarant’anni...

Scegliere di esserci, sempre e a qualunque costo, compreso quello di diventare invisibile. Vivere un non amore carico di vuoto e proprio per questo totalizzante. Questo è quanto racconta Marco Lodoli – romano classe 1956 – nel suo ultimo romanzo, che ha come protagonista una bidella che si innamora perdutamente di un professore, impiegato nella stessa scuola in cui anche lei lavora, e ne segue in silenzio ogni vicenda, ogni conquista, ogni sconfitta. Il professore, Matteo Romoli, si cimenta nella scrittura di un romanzo e Caterina – da lui erroneamente e ripetutamente chiamata così – ne compra diverse copie solo per vedere la felicità dipinta nel suo sguardo. Quando Matteo si sposa, lei continua ad amarlo in silenzio e a distanza; quando si separa, lei è nuovamente al suo fianco, pronta a consolarlo e a nutrirsi di quel nulla che lui le concede. Già, perché l’amore di “Caterina” è esattamente questo: una sensazione che resta, forte e stabilissima, pur cibandosi del nulla. La bidella rinuncia a qualsiasi cosa per difendere, in maniera anche feroce, quel sentimento che la anima e che è null’altro che finzione, una finzione forte come la realtà, o anche di più. Una finzione che riesce a dare un senso all’esistenza di “Caterina” e a donarle la consapevolezza che l’amore è una magia, racchiusa in ciascuno di noi; è una magia da proteggere, per darle il valore che merita. Quarant’anni di amore silenzioso, trascorso cercando di difendere l’amato da ogni pericolo e da ogni cattiveria; quarant’anni fatti di momenti in cui si è disposti a perdere tutto per amore, perché è proprio in quegli istanti che sta nascosta la felicità. Una storia intensa che si avvale di una scrittura estremamente scorrevole e godevole; personaggi ben costruiti, capaci di catturare l’attenzione del lettore e di condurlo in un viaggio che si muove in quella sottile linea di confine tra la realtà e il mondo delle fiabe.