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Te lo prometto

teloprometto

Oni è il suo miglior amico, ma non solo. È anche un maestro, un consigliere, all’occorrenza un medico; è un padre, una madre, un fratello e un confessore. Anche se, in realtà, è prima di tutto un peluche. Quando arriva in casa sua, Agnese ha tre anni e capisce immediatamente che si tratta di un peluche particolare e decisamente diverso dagli altri. Forse è perché viene da un uovo di Pasqua; oppure è a causa di quelle orecchie lunge lunghe che a volte l’animale tiene dritte e aperte come ali, a volte invece sono attorcigliate su loro stesse, come fossero cavatappi; altre volte ancora sono abbassate e molli. È proprio Oni, una sera, ad accorgersi che qualcosa non va. Lo nota ancor prima della madre e del padre della sua amica in carne e ossa. La guarda, mentre Agnese sta indossando il pigiama, e le dice che non la vede affatto bene: quei puntini rossi sparsi su tutto il corpo segnalano un grosso problema in arrivo. Lei finge di non dare importanza alle osservazioni di Oni e lo infila sotto le coperte prima che lui concluda di parlare. In realtà, invece, lo sa molto bene che il suo amico ha ragione: quei puntini li conosce eccome. Infatti, il giorno successivo è di nuovo in ospedale e tutto ricomincia, un’altra maledetta volta. In ospedale c’è già finita tre anni prima. Aveva sette anni, allora, ma ricorda come fosse oggi le lacrime che sua madre ha versato in quell’occasione. Le uscivano dappertutto, sembrava ne sgorgassero anche dalle orecchie. Dopo una mattina al pronto soccorso di Treviso, madre e figlia sono state caricate in ambulanza e mandate all’ospedale di Padova, perché più attrezzato per seguire i casi come il suo. Leucemia linfoblastica acuta è il nome della malattia bastarda che l’ha colpita: cellule maledette che crescono come erbacce all’interno del suo corpo e finiscono per soffocare le erbette buone. Si può certamente guarire, le hanno detto all’epoca del primo ricovero, anche se non si tratta di un’avventura facile. Tutte queste informazioni, tre anni prima, le ha avute da Miriam. A lei Miriam piace un sacco, perché non ha paura a dire le cose esattamente come stanno, e le dice guardando dritta in faccia il suo interlocutore…

Questo è un libro che racconta di una bambina, e anche di un falegname, un pagliaccio, una fotografa, due sommozzatori, un giocatore di carte e un cane che è anche un orso, un coniglio, un canguro o un cervo. Parla anche di altre cose – una malattia, un trapianto, l’isolamento, la camera sterile – ma sono molto meno importanti rispetto alle precedenti. Gabriele Clima – scrittore e illustratore – e Agnese Franceschini – classe 2005, di Treviso, studentessa al liceo delle Scienze umane della sua città e volontaria presso l’associazione Sogni – uniscono le loro voci e le loro penne per dar vita a una storia che racconta il miracolo dell’esistenza. Si tratta di una storia vera – la vicenda di Agnese, colpita quand’era una bambina da una forma di leucemia che ha dovuto affrontare e accettare – che assume tra le pagine del libro anche i contorni di una fiaba, una di quelle capaci di dipingere di nuovi colori la quotidiana realtà e di renderla universale e fruibile da tutti. Agnese è una guerriera: la vita la obbliga ad interfacciarsi, fin da piccola, con un destino aspro e con una malattia dura, che non concede sconti né fa regali. Lei ha dalla sua il coraggio, la grinta, la voglia di crederci, oltre che un agguerrito esercito pronto a guardarle le spalle. Ci sono Ester, Titti, Miriam che seguiranno ogni suo passo e le saranno accanto anche nei momenti più duri del cammino che sarà costretta ad affrontare. E poi c’è Oni, che è un coniglio di peluche, ma è anche un amico e un confidente, il testimone per eccellenza del lungo percorso verso la guarigione. Insieme, i due impareranno a godere di ciascun impercettibile momento di felicità: quello nascosto in uno sguardo, in un gesto affettuoso, in uno scherzo, in una carezza e anche in una lacrima. E quando il percorso sarà compiuto e una specie di traballante normalità sarà stata raggiunta, Agnese scoprirà di esserci davvero attaccata alla vita, pur se imperfetta e un po’ sghemba. Un racconto che arriva al cuore e si fa inno di speranza soprattutto per chi è costretto ad affrontare un percorso di malattia; una lettura delicata che dà voce alla voglia di lottare e all’ottimismo, potente medicina in grado di alleviare il dolore e, almeno in parte, la sofferenza.