Una sera d’estate, al tramonto, sta per andare in scena una nuova opera teatrale in un contesto familiare molto ristretto. L’autore è Konstantin, figlio della Arkadina, un’attrice un tempo molto popolare. La rappresentazione, giudicata decadente e astratta, è un fiasco nonostante la bravura della giovane Nina… L’apparente serenità domestica di Vanja e di Sonja è turbata dall’arrivo dell’anziano professore Serebrjakov, accompagnato dalla giovane moglie Elena. In quest’atmosfera crepuscolare si muovono diversi frequentatori della tenuta, tra cui il brillante ma disilluso dottor Astrov… Dopo la morte di loro padre, un generale, le tre sorelle Ol’ga, Maša e Irina cercano di dare un senso alle loro esistenze. Il loro sogno più grande è di fuggire da quella provincia soffocante in cui si sentono rinchiuse per iniziare una nuova vita a Mosca… In una fredda mattina di maggio, Ljuba, legata profondamente alla tenuta di famiglia caratterizzata dal giardino di viscioli che dà il titolo all’opera, apprende da Lopachin che la tenuta sarà messa all’asta per fare fronte ai debiti accumulati. Il senso di profonda lacerazione è palpabile e doloroso fin dalle prime pagine…

È un bene che periodicamente siano proposte nuove traduzioni dei classici della letteratura e in particolare per i testi teatrali, in questo caso Il gabbiano, Zio Vanja, Tre sorelle e Il giardino dei ciliegi. I testi teatrali, in quanto testi fatti per essere agiti sulla scena e non semplicemente letti, è opportuno che abbiano un linguaggio accessibile e privo di quelle patine dei primi del novecento che possono rendere l’avvicinamento ai testi di Čechov faticoso o respingente. Anche se spesso i testi del drammaturgo russo sono considerati convenzionalmente “drammatici”, in realtà riproducono la complessità della vita nelle sue molteplici sfaccettature. Spesso alcuni momenti drammatici rivelano un lato involontariamente comico e nel riso si cela l’amarezza di una condizione esistenziale che riguarda tutto il genere umano. Lo stesso Il gabbiano era definito da Čechov come “commedia” ed è certamente comica l’idea di regalare un volatile impagliato all’amata con l’idea che questo gesto la conquisti. La traduzione di Margherita Crepax si muove su un doppio binario. Da una parte intende restituire la vivacità e la verità dei dialoghi di Čechov al lettore contemporaneo. In secondo luogo, particolare non meno importante, cerca di restituire la profonda natura russa del testo senza ricorrere a trasposizioni di frasi idiomatiche o di modi di dire. In alcuni casi c’è un eccesso di zelo, come ad esempio nel non tradurre il famigerato golubčik, il vezzeggiativo che rende involontariamente ridicole molte traduzioni con il suo “colombella”. Merita invece un discorso a parte la splendida introduzione di Margherita Crepax, una delle più complete e affettuose che capiti di leggere sul maestro del teatro russo, accessibile ai neofiti e piacevolissima per chi ha già una certa dimestichezza con Anton Čechov.