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Teoria delle ombre

L’Hotel do Parque di Estoril è un luogo misterioso nei primi anni del dopo guerra. Qui, una località costiera del sud del Portogallo, trovano rifugio molti personaggi contraddittori protetti dal regime di António de Oliveira Salazar in una sorta di porto franco, mentre ancora non sono noti del tutto i crimini contro gli ebrei e ancora non si è celebrato il processo di Norimberga. Sul passeggio del lungomare si aggira anche Aleksandr Aleksandrovič Alechin, anche conosciuto come Alexander Alekhine, scacchista russo naturalizzato francese, più volte capitano vittorioso della squadra transalpina alle Olimpiade degli scacchi, ma anche noto per le sue posizioni filonaziste soprattutto contro gli ebrei degli scacchi, sui quali scrisse più di un articolo negli anni ‘30-’40. A detta del rifugiato franco-russo l’intero mondo degli scacchi è nelle mani delle lobby ebree, incapaci di sviluppare un gioco geniale, ma attenti invece all’aspetto più computazionale degli scacchi, alla monotona vittoria di misura, fatta di sacrifici contati. Estoril è un confino senza tempo ed il famelico Alekhine vuole tornare in pista, vuole riprendersi il suo trofeo, il suo posto nel mondo, quello che gli compete da quando in una torrida Buenos Aires aveva sconfitto l’elegante José Raúl Capablanca. Voleva riprendersi lo scettro da Max Euwe, l’ennesimo ebreo. E lì, nelle lunghe giornate, in un albergo quasi sempre deserto, se non fosse per il suo vicino e confidente violinista, fra l’ossessione di essere spiato e il desiderio di tornare nel mondo dei vivi, trascorre le sue giornate, fra ricordi ed i progetti della nuova sfida: ha bisogno che sia organizzato il suo ritorno agli scacchi veri, a quelli che contano. No, non con José, troppo stancante l’ultimo incontro. Ma con Max… per questo accetta di essere intervistato, per preparare il suo ritorno, per far ritornare a parlare di sé, per spiegare davvero cosa vuol dire giocare a scacchi, cosa davvero sono gli scacchi. Lo zar della scacchiera sta per tornare, o almeno così vorrebbe…

Con questo romanzo Paolo Maurensig scrive il suo capolavoro sugli scacchi! Sarà difficile infatti trovare la stessa intensità, la stessa forza, la stessa capacità evocativa impiegata dallo scrittore goriziano per ricostruire gli ultimi giorni di Alexandre Alekhine, uno dei grandi geni degli scacchi del ‘900, tanto superiore nelle sue intuizioni, quanto sregolato nella sua vita, trascorsa negli ultimi anni di confino fra ossessioni e eccessi di alcool. Maurensig rende omaggio al professionista, ma soprattutto all’uomo che con coerenza e con forza fece degli scacchi un modello di vita. Alekhine era un sadico degli scacchi (definizione di Reuben Fine, La psicologia del giocatore di scacchi, Adelphi 1976), che non giocava semplicemente per vincere, ma per annientare il suo avversario, concetto poi trasmesso a Bobby Fischer. È Alekhine che ha alimentato questo aspetto feroce del gioco, che nutriva con un suo vezzo particolare, mangiare ogni sera della carne completamente cruda sorseggiando del buon vino. Probabilmente proprio un pezzetto di carne gli fu fatale, incastrandosi in gola e ostruendogli la faringe, fino a togliergli l’ultimo respiro. Partendo dalle molte domande ancora senza una risposta attorno alla ricostruzione della morte avvenuta il 24 marzo 1946 e sintetizzata dall’ultima foto nella sua stanza d’albergo, probabilmente più volte manomessa, che ritrae Alekhine placidamente senza vita ma ancora avvolto nel suo cappotto, al tavolino, fra fogli, libri e con una scacchiera, e dopo una lettura attenta delle carte dell’autopsia, ma anche dopo aver passato al vaglio le innumerevoli voci che hanno dipinto Alekhine come un primo attore della “guerra fredda” e del clima da spie che avrebbe attraversato la seconda metà del ‘900, Maurensig scrive un romanzo vibrante con una tensione crescente che pervade ogni istante della vita dello scacchista franco-russo, dal quale si sprigiona una vitalità ed una eccentricità a cui non si riesce a sfuggire. Scritto come il resoconto di un fantomatico giornalista venezuelano, il romanzo, che parte dagli ultimi giorni per espandersi su altri momenti della vita di Alekhine, si arricchisce al termine della cronaca con un’originale nuova ipotesi sulla morte dello scacchista franco-russo. Il romanzo va letto, anche da quelli che non amano gli scacchi, ma sono semplicemente appassionati delle vicende umane.