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Teoria e pratica di ogni cosa

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Blue Van Meer ed il padre Gareth conducono una vita errante tra uno stato e l’altro. La madre è morta quando Blue aveva cinque anni, lasciandole il nome della farfalla preferita della sua collezione, la Cassius Blue. Il padre non vuole mettere radici: arrivano in una città, lui tiene le conferenze accademiche che il suo ruolo da insegnante gli impone e poi ripartono. Blue ha frequentato numerosi licei e, oramai, ha imparato la formula segreta per sopravvivere nel circo dell’adolescenza: passare inosservata. In occasione del suo arrivo a St. Gallway e del suo ultimo anno, non ha intenzione di agire diversamente. Tuttavia, nessun istituto precedente aveva Hanna Schneider nel corpo docenti. Quando l’insegnante dagli occhi ed il sorriso magnetici la invita a far parte del ristretto ed elitario gruppo di cinefili da lei coordinato, Blue non riesce a seguire il piano di rendersi invisibile. C’è qualcosa che la attrae verso il buio dell’ignoto, qualcosa di somigliante alla fame di vivere in prima persona, fuori dai libri e dai film che l’hanno accompagnata negli ultimi diciassette anni. È qui che conosce i Sangueblu, in tutto il loro snobismo, il loro mistero ed il loro oscuro passato. Per la prima volta desidera essere accettata. Ha bisogno della loro amicizia. Se si fosse tenuta lontana, tuttavia, avrebbe vissuto ciò che la attendeva da semplice ed ignara spettatrice. Eppure la vita aveva altri piani. Se nulla fa crescere come la morte allora Blue è diventata grande due volte: prima con la madre e poi con Hannah. Eppure, come le ricorda sempre il padre, non è la conclusione del romanzo a renderlo indimenticabile, ma le pagine che lo compongono. La risposta non è la soluzione, ma l’indagine…

Marisha Pessl è la giovanissima autrice newyorchese di Notte americana e Neverworld. Teoria e pratica di ogni cosa, già pubblicato in Italia nel 2006 e poi dimenticato, sembra essere stato richiesto dagli stessi lettori. Essi sono stati accontentati da Bompiani proprio nel 2023. Ciò che i primi fruitori del romanzo avevano trovato al suo interno è una scrittura magistrale, che lo rende un thriller dark academia degno di Dio di illusioni di Donna Tartt. Il libro, nelle sue 700 pagine, è un viaggio americano vero e proprio. Con frequenti richiami a Sulla strada di Kerouac e all’inquietudine di Nabokov in Lolita, la storia di Blue è un continuo alternarsi di complessi, pensieri, illusioni e disillusioni. Il lettore è continuamente portato a chiedersi che cosa sia realmente reale, causando l’effetto “grande Gatsby”. Distinguere la realtà dall’illusione, la teoria dalla pratica, ecco la chiave. Ciò che la stessa Blue ci dice, come narratrice della storia, va ascoltato con diffidenza. Le numerose citazioni riprese dai libri che ha letto e dagli innumerevoli film visti ci suggeriscono la finzione di una vita mai vissuta, ma solo interpretata. Corre con la mente a situazioni da lei non realmente vissute per via dei continui spostamenti con il padre, ma conosciute solo grazie a trasposizione letterarie e cinematografiche. Lo stesso amore per il padre a tratti sfocia in un’ossessione da complesso di Edipo. È con la morte, lo stravolgimento della vita per antonomasia, che la realtà reclama di venire a galla e, con un espediente narrativo senza precedenti, è il lettore stesso a dover agire perché ciò avvenga. Più ci si avvicina all’epilogo e più il ritmo si fa incalzante. La lettura non dà tregua. Non si cura del giorno, della notte o degli impegni del lettore. Totalizza.