Il vecchio e il ragazzo sono in cammino da molto tempo lungo una strada grigia, che non ne incrocia nessun’altra; la desolazione è attorno e dentro loro. Non conoscono la meta, ma camminano in direzione di un oltre, lontano dalla guerra, verso un ipotetico passaggio che li possa traghettare in un luogo che permetta ancora di sognare. Sono vestiti di stracci, luridi e spenti come i colori della strada e della polvere che li circonda. Si chiamano Tuahir, il vecchio, e Muidinga il giovane. Muidinga chiama “zio” Tuahir, ma il vecchio non vuole, si arrabbia sempre. Il giovane zoppica leggermente, è l’effetto di una malattia strana che lo aveva portato quasi alla morte qualche tempo prima; solo il vecchio si era accorto che Muidinga si muoveva ancora un po' e che non poteva essere seppellito con tutti gli altri cadaveri nelle fosse scavate per i morti. Così, il vecchio se lo era preso sotto la sua protezione e ora i due camminano in cerca di un rifugio per riposare. Trovano un autobus bruciato, la parte anteriore è completamente schiacciata contro un enorme baobab. All’interno ci sono ancora i corpi carbonizzati, Muidinga si sente troppo a disagio a dormire tra quegli spiriti, servirebbe di certo una purificazione di tutto l’ambiente. Tuahir aiuta il giovane a costruire una grande buca per seppellire i corpi. Fuori dall’autobus, poco lontano, scoprono un altro cadavere, vicino a lui, una valigia chiusa. Gli controllano subito le tasche, non ha più niente addosso. Muidinga ha però curiosità di capire cosa contiene quella valigia e quando riesce finalmente ad aprirla scopre con grande meraviglia che ci sono dei quaderni, scritti probabilmente dal giovane che hanno appena seppellito, e comincia così a leggerli allo zio…

Al termine della lettura di Terra sonnambula resta a lungo la sensazione di essere tornati da un viaggio – triste, meraviglioso, terrifico, ricco di speranza – che lo straordinario scrittore e biologo mozambicano António Emílio Leite Couto, meglio noto come Mia Couto, ci permette di intraprendere grazie a una trama che ci fa sprofondare all’interno di storie incastonate le une nelle altre, in un continuo rimando a tradizioni locali, superstizioni, sogni che diventano realtà, presagi che spaventano, passato che si manifesta con spiriti, nani che cadono dal cielo, donne che vivono in una barca che sta affondando e uomini che si trasformano in bestie (e viceversa). È un romanzo potente che inizia con un viaggio di speranza, che ormai quasi non c’è più, di due uomini, un giovane e un vecchio, e si intreccia poi con dei quaderni nei quali è narrata la storia di Kindzu, figlio di Taímo, pescatore solitario con il brutto vizio di bere. Pagina dopo pagina – per noi lettori, ma anche per il vecchio e il giovane che ogni sera leggono un quaderno di Kindzu – si incontrano delle storie straordinarie, di quelle che verrebbe voglia di ascoltare all’infinito, prima di addormentarsi, nelle quali tutto più che lineare diventa circolare e certi particolari cambiano ogni volta che vengono raccontate…Ma la poesia dietro a queste narrazioni, l’incanto che creano certi incastri e certe figure al limite della realtà – o del tutto fantastiche – ci permettono di astrarci dalla quotidianità, così come i due pellegrini in cerca di pace traggono sollievo dalle letture dei quaderni di Kindzu. Infatti, nella nota introduttiva dell’autore per questa nuova traduzione del romanzo, Mia Couto ha precisato che non si tratta di un libro sulla guerra, malgrado la guerra si senta ovunque, i suoi segni sono attorno e addosso ai protagonisti. Terra sonnambula venne pubblicato proprio nel 1992, anno in cui terminò formalmente la guerra civile nel Mozambico, e l’autore afferma che è un libro sulla “gente in viaggio, mossa dall’urgenza di raggiungere un’altra sponda. Niente si sa su quest’altra sponda. Si sa solo che, su quella riva, è possibile sognare”.