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Terra sporca

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Il questore Alvaro Seppi deve prendere una decisione importante e tergiversa. Un’indagine delicata per omicidio che coinvolge il mondo della politica, il sottobosco malavitoso per un traffico di rifiuti tossici, deve essere assegnata. Solitamente è il vicequestore Luca Domini ad occuparsene. Lui è diplomatico e sa districarsi con eleganza nei reati che implicano la corruzione. Questa volta, però, Seppi non può affidarla a Domini. Sulla sua scrivania è arrivata una lettera anonima. È stata sufficiente ad allarmarlo, si faceva notare che il figlio di Domini è un alto dirigente dell’azienda sottoposta ad indagine. Occorre un uomo di esperienza e di specchiata onestà ed in quel momento a Monza ce n’è solo uno, il vicequestore Matteo Caserta. Poche sono le affinità tra loro. Caserta veste trasandato, è in sovrappeso e il suo volto è incorniciato da una barba che gli vale il soprannome di Carlo Marx. È un uomo particolare e dalla risposta pronta, poco morbido con la stampa, ma adatto. La vita di Seppi, trascorsa in un classico conformismo, adesso ha un guizzo, sarà la chemioterapia e la consapevolezza della sua malattia. Decide quindi che sarà Matteo Caserta, con le sue capacità, a riscattare anche la sua ignavia. Le indagini partono dalla morte violenta, sotto i colpi di un sicario di Giulio Manacorda, freddato nell’ auto nel giardino della sua villa. È un imprenditore di successo, lo smaltimento dei rifiuti, compresi quelli speciali, sono la sua gallina dalle uova d’oro. In casa nessuno si è accorto di niente, né il personale di servizio né la sua compagna Sonia. Questa donna, giovane, bellissima, conosce bene il potere della femminilità ed i modi di abusarne e lo esercita anche durante la visita del vicequestore Caserta. La recita della donna non lo convince, ma una cosa che ha detto lo mette in allarme. Negli ultimi tempi Giulio era strano, nervoso e da qualche brandello di telefonata, che lei ha ascoltato, spesso diceva di “volersene tirare fuori, i bambini, vanno salvati i bambini”…

Terra sporca è un giallo ben congegnato. I territori di Monza e della Brianza sono il teatro della narrazione, la metafora di un Paese in cui tutto va molto bene, per poi scoprire il marcio che c’è sotto, proprio in senso letterale, i rifiuti tossici. Anche il tessuto politico locale è contaminato da interessi poco puliti, come pure quello sociale e imprenditoriale. Pochi gli scrupoli di fronte al guadagno e agli interessi. L’autore ha preso spunto dai fatti accaduti in Lombardia nel 2019, i tanti roghi dolosi di materiale inquinante. Danni all’ambiente e alla salute degli ignari cittadini. Dopo approfondite ricerche e aver consultato Legambiente, decide di puntare l’attenzione su questo argomento che coinvolge anche ndrangheta e malavita profondamente radicate nel territorio. È un filone attuale e reale. Fiction e dati di realtà sono ben amalgamati nella stesura del romanzo. L’indagine di Caserta e quello che scopre, segue due filoni: quello familiare, a partire da Sonia, la compagna della vittima e quello pubblico, i grovigli tra potere politico, imprenditori di rango e la malavita. Il protagonista, Matteo Caserta, è un uomo in sovrappeso, nonostante l’impegno di sua moglie Lucia. Infatti, spesso sgattaiola dalla signora Giusi Esposito per assaporare, abbondantemente, i sapori della sua terra, la Campania e il suo meraviglioso caffè. Non è proprio agile e neanche un adone, la sua immagine è ben lontana dai super commissari. È legatissimo alla sua famiglia, la considera un’isola su cui sbarcare dopo una giornata di nero lavoro e questo lo rende diverso, più umano. Ha uno splendido legame con sua moglie e con i figli, arrivati un po’ tardi, Giovanna e Andrea. Se dovesse scegliere tra lavoro e famiglia, sceglierebbe la famiglia senza alcuna esitazione. Con la sua squadra ha un rapporto empatico ed è per questo suo modo di fare che riesce a tirare fuori il meglio dai suoi uomini. Il clima di fiducia e affetto che c’è tra loro è davvero palpabile, è una sorta di padre per la sua squadra. Oronzo Martinadonna detto Martì, è il più folcloristico del gruppo è un uomo di sentimento, di poca cultura, ma pronto e leale. L’agente Palma, detta ombra perché è di colore, è bella, intelligente e forse la più brillante del gruppo. Locatelli il bergamasco patisce una sorta di discriminazione al contrario da sud a nord. L’escamotage del diario del ’78, che in corsivo si insinua nel romanzo, riporta al passato: il rapimento dell’onorevole Aldo Moro, gli anni di piombo e la lotta armata delle Brigate Rosse. Questo incuriosisce il lettore e lo scopo di questo scritto sarà svelato solo alla fine, infatti, è funzionale per evidenziare l’eccezionale trasformazione di un personaggio chiave nella storia. Il diario serve anche a richiamare l’attenzione al sistema del dossieraggio, che a volte porta i politici a prendere decisioni che il popolo non capisce e che possono sembrare incoerenti. La citazione di Sciascia in esergo è particolarmente calzante. La trama è accattivante e può essere letta a vari livelli e con varie interpretazioni nel rispetto di ogni personalità, curiosità e cultura di chi legge e questo è il grande pregio del libro.