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Terre sommerse

Terre sommerse

Non sarebbero dovute sbarcare. Non avrebbero dovuto lasciare la sicurezza del mare e la “Bird”, che ora è ormeggiata a qualche metro di distanza dalla costa. La mente di Myra lavora freneticamente mentre non stacca gli occhi dall’uomo che punta un coltello alla gola della sua secondogenita. È un corsaro, riconoscibile dal tatuaggio sul collo. Uomini senza alcuna morale che hanno fatto la loro fortuna grazie ai Diluvi e ora impongono la loro volontà in quelle piccole strisce di terra non ancora inghiottite dal mare. Le chiamano colonie, e lei ancora non ha stabilito se sono più pericolosi quei posti o le navi corsare che infestano i mari. Sono sbarcate in quella landa tanto desolata quanto difficile da trovare perché ultimamente non riescono più a pescare abbastanza pesce da non morire di fame. Sono sei anni e qualche mese che vivono in acqua, ancorate al legno della “Bird”, la barca costruita dal nonno, che ormai diventa sempre più debole e bisognosa di manutenzione. Quel pezzo di terra ricoperto di alberi e sabbia sulla costa, le era sembrato un buon punto di attracco per riposarsi un attimo e magari trovare qualcosa di commestibile. E invece, ci hanno trovato i corsari. Mentre quell’uomo le parla, Myra continua ad avere piccoli flash di quello che può accadere: fa salire solo una di loro sulla nave e le separa per sempre; peggio ancora, scoprire che la nave è una di quelle destinate alla riproduzione. Una vita passata tra degrado e violenze, costretta a sfornare figli almeno una volta l’anno per garantire a quei bastardi la presenza costante di un futuro equipaggio. Ma lei non lo permetterà. Non finché sarà in grado di lottare. Con circospezione, accorcia la distanza tra lei e l’uomo; questi è troppo impegnato a dirle da quale colonia viene per rendersi conto del coltello che Myra ha in mano e che silenzioso gli si conficca esattamente tra le scapole…

Era dai tempi di veri classici del genere come Morte dell’erba di John Christopher e la “quadrilogia degli elementi” di James G. Ballard (Vento dal nulla, Il mondo sommerso, Terra bruciata e Foresta di cristallo) che la letteratura post-apocalittica non tornava ad occuparsi con tanto entusiasmo – dopo qualche decennio durante il quale sono “andate di moda” minacce globali diverse, dal collasso della tecnologia a pandemie più o meno zombie – di uno scenario oggi tanto plausibile quanto agghiacciante e pauroso: le catastrofi ambientali. È in questo filone che si inserisce Terre Sommerse, debutto della scrittrice americana Kassandra Montag e tradotto in ben 14 lingue. In un futuro non precisato ma che sembra spaventosamente vicino, la Montag immagina che la terra emersa praticamente non esista più, completamente sommersa dai mari, innalzatisi per effetto dello scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale (fa riflettere se pensiamo alla crepa di oltre 80 km formatasi nell’Antartide, che ha creato un iceberg grande quanto lo Stato del Delaware e che se si dovesse staccare creerebbe un fenomeno quasi simile). Uno scenario che ricorda quello di Waterworld, il film del 1995 diretto da Kevin Reynolds e interpretato da Kevin Costner, per capirci. Una storia di lotta e coraggio quella di Myra, donna e madre alla quale viene strappata una figlia e portata in una colonia, la Valle, per poi essere condotta su una nave da riproduzione. Una trama molto interessante e con dei personaggi ben caratterizzati, che però non vengono valorizzati al meglio; la scrittura della Montag, infatti, non restituisce quel pathos che invece il lettore si aspetterebbe da un romanzo del genere: anche nei momenti più concitati – l’assalto di una nave corsara, il ricongiungimento con Jacob, ex marito colpevole di aver abbandonato Myra e Pearl al loro destino, la morte brutale di alcuni compagni di viaggio – la scrittura resta fissa sullo stesso registro, non sottolineando il passaggio da una scena calma a una ricca di tensione. La ricerca di Row, motivo e cardine dell’intera trama, viene resa sulla pagina senza restituire l’impellenza che una madre avrebbe nel mettersi alla ricerca disperata di una figlia strappatale con violenza. Anche nei capitoli finali, dove ci si aspetterebbe la risoluzione di tutti i nodi della trama, il confronto tra i protagonisti si risolve nel giro di poche righe, lasciando il lettore in attesa di un confronto che non arriva mai e con la sensazione che qualcosa sia rimasto in sospeso. I numerosi flashback – se da un lato contribuiscono a chiarificare il la storia di Myra e Pearl – rallentano il ritmo della lettura, che prosegue nella speranza di trovare finalmente un quid in più, in grado di “svoltare” la trama. Un tassello in più di cui si è in attesa sin dalle prime pagine, che però tarda inesorabilmente ad arrivare.