Fine di agosto 1980, Los Angeles. Settimana di orientamento per le matricole straniere alla University of Southern California, meglio conosciuta come USC. A Guido viene assegnata una stanza in un dormitorio da condividere con un compagno di studi internazionali. Nel suo caso si tratta di un palestinese di centocinquanta chili il cui padre, a detta sua, è un uomo “non potente come il presidente Jimmy Carter, ma quasi”. Nello stesso giorno l’arabo aggiunge che essendo lui un membro dell’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, “ha ucciso tre ebrei”. Durante la notte, fino alle quattro del mattino, racconta a Guido che “gli piacciono gli italiani. Li conosce perché ha addestrato personalmente componenti delle Brigate Rosse nei campi dell’OLP in Siria e nel Nord Africa”. In quei giorni David Byrne dei Talking Heads sta registrando una nuova canzone che fa: “E potresti trovarti / In un’altra parte del mondo / E potresti chiederti / Beh… Come ci sono arrivato?”. Guido fino a sei anni prima era a Milano. Ha iniziato il liceo come il tipico adolescente magro, allampanato, disorientato e leggermente disfunzionale. Durante la prima settimana di scuola, passeggiando in un corridoio al piano terra con il suo vecchio compagno di classe delle medie Andrea, un uomo di mezz’età tozzo e in giacca e cravatta li ferma e chiede loro se sono nuovi. Si tratta del preside. Li guida a una grande finestra e, dopo avere spostato una grande tenda, indica vari buchetti sul vetro. Sono fori di proiettile. Ad alcuni studenti il preside non deve particolarmente garbare. Benvenuti al Leonardo…

In questo bel saggio di Guido Mina di Sospiro in molti potranno rivivere quelle dinamiche tipiche degli anni Settanta, quando la libertà e la spensieratezza spesso cozzavano con la violenza che insanguinava le strade delle grandi città. Anni di piombo e grande fermento culturale erano due facce della stessa medaglia. Il volume, strutturato in una premessa, diciannove agili capitoli e tre Appendici, si legge come un’avvincente opera di narrativa molto intima ma è ricca di riferimenti storici e culturali molto puntuali come un saggio di prim’ordine. Mina di Sospiro attraversa indenne una serie di eventi tragici come il pestaggio a morte del militante di destra Sergio Ramelli così come gli assassinii di tanti militanti di sinistra, in una Milano che oramai non esiste più. Una storia privata come tante che però diventa quasi universale per molti che c’erano e che potrebbero raccontare lo stesso.