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Tessiture di sogno

Tessiture di sogno

Winfried G. Sebald, in Corsica per una vacanza di un paio di settimane, girovaga per Ajaccio. Passeggia per i vicoli, legge i nomi di sconosciuti sulle cassette delle lettere delle abitazioni e si immagina di trascorrere la propria vita tra le mura di quelle case a riflettere sul tempo, passato e che passa, visita il Musée Fesch perdendosi tra i cimeli napoleonici dei suoi sotterranei, entra in Casa Bonaparte e pensa a Napoleone. Chi l’avrebbe mai detto che quell’attaccabrighe un giorno avrebbe indossato la corona di un impero immenso? Ancora in Corsica, nel camposanto di Piana, Sebald osserva i segni, seppur esteticamente dozzinali, dell’affetto dei vivi per i morti, il cui rango sociale è chiaramente definito dal tipo di sepoltura: cappelle mortuarie provviste di frontoni per i più abbienti, una semplice croce di latta per coloro che non possono permettersi neanche una lastra di pietra conficcata nel terreno. Ma in Corsica, oltre agli affascinantissimi usi e costumi di un popolo legato ai suoi morti, c’è anche il paesaggio, un tempo ricco di specie vegetali e di foreste immense (anche verticalmente) e ora purtroppo degradato dalla presenza antropica... La storia interiore di un essere umano allo stato selvaggio (il Kaspar di Peter Handke) a cui viene invidiata la capacità di provare sensazioni assolute e che la società vorrebbe domesticare, condannandolo di fatto all’umiliazione di risultare goffo e inadeguato a mano a mano che si avvicina alla media umana; la riflessione sulla quasi totale assenza in letteratura della distruzione delle città tedesche avvenuta verso la fine della seconda guerra mondiale e sul conseguente scarso valore informativo di tale letteratura riguardo alle devastazioni (edili, ma anche psichiche e sociali) della guerra; la teoria del “lutto impossibile”, formulata da Alexander e Margarete Mitscherlich per spiegare come si formò dal punto di vista psicologico la società della Germania occidentale postbellica; l’esigenza di rimanere legati al passato e ai propri morti, ma anche l’accettazione della propria fine, così come la cogliamo nell’opera di Peter Weiss; la tragicità di vivere nella condizione di vittima...

Colto, raffinato, difficile è Tessiture di sogno, una raccolta di scritti che mostra due volti dello scrittore tedesco Winfried Georg Sebald (1944-2001): quello di prosatore, di cui qui leggiamo quattro scritti dedicati alla Corsica, e quello di saggista, che omaggia alcune delle più importanti figure della letteratura occidentale tramite saggi di critica letteraria e artistica (Peter Handke, Günter Grass, Jean Améry, Nabokov, Kafka, Chatwin, solo per citarne alcuni). L’opera è interessante e densa, arricchita da continui approfondimenti, divagazioni e riflessioni che toccano numerosi temi, tra i quali risalta quello centrale della memoria e del ricordo, tanto caro a Sebald da permeare tutta la sua opera letteraria. Particolare attenzione è prestata alla storia tedesca, soprattutto della Seconda guerra mondiale e postbellica, e all’amnesia che colpì la Germania del dopoguerra, che attraverso i grandi processi ai nazisti, l’elaborazione del lutto e l’esercizio della memoria impiegò anni per riuscire a trasformare le vicende della guerra e dello sterminio in patrimonio culturale nazionale. Sebald indaga i concetti problematici di vittima, per definizione destinata a rimanere tale per tutta la vita, e di ricordo, necessario per non perdere la memoria di quanto è accaduto, ma tremendo perché riporta di continuo la vittima al suo doloroso passato, impedendole di liberarsi della tragedia. Nonostante possa risultare ostico per chi si avvicina per la prima volta a Sebald e benché sarebbe certo meglio apprezzabile conoscendo i testi degli autori indagati, nella sua complessità Tessiture di sogno affascina il lettore, coinvolto prima nell’atmosfera di una Corsica arcaica e quasi magica, poi nei meandri dell’animo umano afflitto dal senso di spaesamento, dalla sofferenza e talvolta dal senso di colpa.