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A testa in giù

A testa in giù

Gioele deve restare in quella stanza fino a sera. Lo hanno messo sotto sorveglianza, probabilmente per assicurarsi che la sua testa - gira tanto vorticosamente che potrebbe cadere da un momento all’altro - non si stacchi dal collo. La stanza è di una trentina di metri quadri, ci sono un armadio a tre ante e due letti a una piazza. Uno è il suo, l’altro è di quello scoppiato di Mattia, l’altro ragazzo picchiato in testa che condivide la sua stessa sorte. I medici della struttura psichiatrica di cui sono ospiti hanno deciso di metterli insieme, perché entrambi cercano in continuazione di spezzare il silenzio con il rumore, al fine di mantenere sveglio il sonno, così che faccia una buona guardia e avvisi nel caso arrivino gli incubi. Gioele batte ripetutamente le dita sul ripiano del comodino; Mattia schiocca la lingua contro il palato. Quando arriva l’ora di pranzo, finalmente anche Gioele può uscire dalla stanza, ma deve camminare in ordine e avanzare molto lentamente, come una lumaca che si sposta piano con il suo guscio sulla schiena, fino al refettorio. Lì, se ne deve stare seduto senza fare rumore, ma quel silenzio non lo sopporta, non ci riesce. Allora prende in mano la forchetta, la batte diverse volte sul tavolo e poi continua con il coltello, facendone battere ritmicamente il manico contro il bicchiere. Solo così riesce a non avvertire l’ansia. L’infermiere, tuttavia, fatica a capire che lui ha bisogno di rumore. Si avvicina, gli strappa le posate dalle mani e comincia a imboccarlo con il cucchiaio. Ma Gioele nel silenzio non riesce a mangiare; lui nel silenzio riesce solo a sputare. E sputa la pasta, le patate, le carote e i fagioli, che finiscono diretti sul pavimento. Ogni giorno, poi, l’infermiera passa per i corridoi e distribuisce pastiglie bianche che, secondo lei e i medici, guariscono i cervelli....

Un racconto a due voci, un doppio specchio nel quale si riflettono da una parte un essere speciale - fatto di emozioni e di fantasia - che si colloca a fatica nel mondo reale e dall’altra una signora anziana, che ha fatto della saggezza popolare e del linguaggio del cuore il suo credo. Si tratta dell’incontro tra due anime ferite, incomplete, legate da un destino che le ha fatte conoscere e unite nella condivisione di un’esperienza che diventa catartica per entrambe e le aiuta a cambiare direzione allo sguardo con cui osservare la vita. Il romanzo di Elena Mearini - poetessa e scrittrice milanese, che da sempre ha abituato i suoi lettori all’utilizzo attento ed efficace di immagini, analogie e metafore capaci di rendere al meglio il ricco percorso interiore dei personaggi di cui racconta - è l’imperdibile viaggio di due personaggi affascinanti, due anime ferite e acciaccate dalla vita che riescono tuttavia, attraverso un viaggio reale e metaforico che li porterà al cuore della loro parte più profonda, a trovare la via della rinascita. Gioele è ricoverato in un istituto che cura il disagio mentale, non parla se non attraverso il rumore degli oggetti che ha a portata di mano: le biro Bic all’interno dell’istituto, il pestare dei suoi piedi e il ticchettio delle sue dita sul volante dell’auto che gli permetterà di intraprendere un viaggio fuori e dentro sé. Maria è un’anziana signora cresciuta intorno agli anni Quaranta che, grazie al Maggiolone giallo rubato da Gioele dal parcheggio davanti all’istituto di cui è ospite, rivive le avventure del suo tempo passato e si prepara così ad accomiatarsi dal suo presente. Allo stesso tempo, poi, riuscirà a indicare a Gioele il percorso per dare un nome e un’identità alla sua malattia e rivolgere i propri passi verso una diversa direzione di consapevolezza e rinascita. Con un linguaggio che incanta, carico di immagini che arrivano al centro esatto del cuore e lì si depositano, la Mearini offre al lettore un caleidoscopio di suoni, di colori e di silenzi che sono insieme lenitivo e cura per un malessere che spinge a vivere una vita al contrario, a testa in giù. Una storia toccante, dura e dolce allo stesso tempo, che parla di dolore e rinascita, di malattia e di guarigione, di indifferenza ed empatia. Un libro da leggere.