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Thelmabeth

thelmabeth

Lexio e Trevien sono due amici che si trovano a discutere intessendo dialoghi parossistici e particolari. I due ricordano di quando Trevien, da poco giunto a Milano, si è ubriacato sfiorando il coma etilico e rischiando di morire. Anzi, sembra proprio che Trevien sia morto in quell’occasione, finendo dentro una panca di villa Scheibler e rimanendoci incastrato. Proprio in quell’occasione, però, è avvenuto un fatto che per lungo tempo Trevien avrebbe ricordato. Aprendo gli occhi e con la vista ancora annebbiata, tutto gli era apparso cangiante e i suoi occhi avevano visto una donna che gli aveva preso la mano e lo aveva condotto con sé verso l’alto, fluttuando nell’aria. Trevien si era sentito completamente confuso e incapace di formulare pensieri nonché di comprendere se la donna che lo stava portando in alto fosse bella o meno. La donna misteriosa solo dopo ripetute richieste aveva accettato di parlare rivelando il suo nome, Thelmabeth, e svelando di essere un angelo dell’alcol. Lei e i suoi compagni avevano apprezzato la capacità di Trevien di assaporare a fondo la consistenza dell’alcol, le lente sorsate e la propensione a ingurgitarne molto. La donna aveva rivelato a Trevien che era morto per coma etilico ma, al contempo, gli aveva detto che gli angeli dell’alcol erano rimasti talmente colpiti dal suo approccio all’alcol da scegliere per lui un altro destino, riportandolo indietro verso una nuova vita…

Thelmabeth del giovane autore Piero Liriti è una raccolta di dialoghi, vicende surreali, esperienze e riflessioni che uniscono pensiero e filosofia. Si tratta di un’opera di difficile codificazione in quanto sospesa tra sogno e realtà, verità e finzione in un viaggio narrativo ricco di riferimenti culturali e gnoseologici che a tratti rischiano di sovrastare il lettore, il quale viene catapultato frequentemente nel pieno del dialogo senza una contestualizzazione, proprio come accade – del resto – nella dimensione onirica. Il punto di forza di questo libro sta, dunque, nella capacità di offrire e fondere molteplici spunti di riflessione tramite la rievocazione del pensiero di filosofi e pensatori, da Sartre a Platone, da Le Bon a Pasolini. In altri termini un caleidoscopio di riflessioni capaci di spingersi sempre un gradino oltre e di arricchire i certamente non convenzionali dialoghi tra i due amici in un continuo susseguirsi di salti temporali. Si è, dunque, innanzi a un romanzo che - forse proprio per scelta dell’autore - non presenta contorni ben strutturati ma vaga libero oltre i confini delle tecniche narrative e della struttura per dedicarsi completamente alla riflessione e alla speculazione su molteplici temi della vita. Il ritmo narrativo è comunque svelto e sostenuto, le vicende narrate bizzarre e i personaggi esilaranti. Un’opera davvero singolare, che va letta con una certa concentrazione.