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Ti aspetterò tutta la vita

tiaspetteròtuttalavita

Le hanno detto che non potrà più toccare nessuno, ma lei sa che continuerà a sentire ogni presenza con il cuore. Le hanno detto che non riuscirà più a veder nessuno, ma gli occhi servono solo per ricoprire le distanze e nel cuore non esistono distanze. Le hanno detto che non potrà più parlare con nessuno, ma le parole non le servono, perché il suo cuore batte e, se anche non può toccarli né vederli e né parlar loro, saprà tenere i suoi cari nel cuore e, così, li custodirà in sé… Lei ci sarà sempre, sarà nell’aria. E, se qualcuno vorrà parlarle, è sufficiente che chiuda gli occhi e la cerchi. Così, insieme, potranno dialogare, nel silenzio, senza utilizzare il linguaggio delle parole… È una donna indomita e randagia, a volte goffa ma decisamente buffa. È una divoratrice di attimi, una persona affamata di vita e sprezzante del pericolo, una spericolata sciatrice che si sente davvero se stessa quando affronta la discesa libera. È un “sottobosco ricco di profumi intensi che sanno di legno, sandalo, incenso e zafferano”… Le esperienze della vita le hanno insegnato a non sbarazzarsi mai del buono e lei lo custodisce nel suo zaino: la sua cassetta degli attrezzi è formata esclusivamente da pezzi utili e negli anni è stata capace di sbarazzarsi del superfluo, così che, ora, la cassetta non pesi troppo. La utilizza per scoprire gli inganni e per togliere la maschera alle persone che la circondano e che non sono risolte, anche se fingono di esserlo… È “bella come un dipinto di Gaugain e dannata come un poesia di Baudelaire o una canzone di Jim Morrison”. Ogni volta che la realtà le fa paura, si ubriaca di felicità e sorride alla vita. Ride forte, sempre, così che la sua risata vada oltre il caos che porta racchiuso dentro sé. Vive come se dovesse morire domani o vivere per sempre. Si spinge sempre fino al limite, fino al bordo del burrone e, soprattutto, volteggia nell’aria e danza, libera…

Una vera guerriera combatte, con grinta e determinazione, sempre, anche quando sa che non c’è più tempo per coltivare progetti e desideri. E Nadia Toffa, da vera combattente quale ha dimostrato di essere, descrive se stessa come “una guerriera che non abbandona il campo dei sogni inavverati” in un passaggio di questo libro, una raccolta di pensieri pubblicata postuma, per sua espressa volontà, dalla mamma Margherita. Pensieri in cui è possibile ritrovare in ogni riga Nadia, il suo carattere determinato, la sua dolcezza, la sua grinta, il suo cuore. È un avvicendarsi di parole a volte dure e spietate, ma sempre sincere, le parole di chi con coraggio ha affrontato tutto, dalle battaglie per riuscire a dar voce agli ultimi fino alla guerra più dura, quella contro la malattia. Con un profondo ma composto dolore e un altrettanto dignitoso silenzio a farle compagnia, la Iena più nota d’Italia- la giornalista è stata per anni inviata di punta del noto programma televisivo- ha regalato ai lettori e al suo pubblico il suo prezioso testamento, fatto di ricordi, dediche e consigli che non hanno pretesa alcuna se non quella di mostrare una profonda gratitudine alla vita, agli affetti familiari e all’amore, sentimento che occupa una parte importante della raccolta e che mostra il centro più privato e più intimo di Nadia. Versi liberi e frasi che diventano un vero e proprio flusso di coscienza; espressioni che non perdono dolcezza anche quando si fanno dure e taglienti; vibrazioni dell’animo messe sulla carta e offerte in dono a chi le ha voluto bene. Nadia Toffa è stata una donna forte e libera e tutta la sua forza e il suo profondo rispetto per la libertà sono racchiusi tra le pagine di questo volume, i cui proventi d’autore come al solito saranno devoluti alla Fondazione intitolata alla giornalista scomparsa. Sono pagine che fanno bene all’anima, che accarezzano il dolore di chi le legge e lo consolano, che aiutano a colmare il vuoto della perdita; sono il dono prezioso di quell’instancabile folletto biondo che fino all’ultimo si è nutrito di una così potente speranza da farle scrivere “Ti scongiuro, non mi chiamare; in questa candida bellezza vorrei ancora un pochino danzare”.