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Tokyo

Tokyo

Mazzy non ha grandi aspettative per quel soggiorno forzato di sei mesi in Giappone, a renderla diffidente è soprattutto quel Giappone mostrato dai notiziari, radioattivo e impegnato a riprendersi da un terremoto e da uno tsunami devastanti. Da San Diego a Tokyo, spedita da sua madre a suo padre come un pacco intercontinentale. Dal suo posto vicino al finestrino osserva le nuvole sotto le ali dell’aereo e, una volta scesa la notte, ad attirare il suo sguardo è la luna, con i suoi crateri e le sue cicatrici. È il suo vicino di posto, un ragazzo forse sui venticinque anni, a raccontarle tra un pisolino e l’altro la storia della principessa splendente, Kaguya-hime. Una bellissima donna proveniente dalla luna, desiderata da ogni principe, persino dall’imperatore stesso, ma destinata a respingere ogni pretendente e a tornare nel suo mondo. Con quel sapore di favola, Mazzy atterra a Narita e si appresta a raggiungere in treno l’affollata stazione di Tokyo dove il padre, il professor Ben Monroe, l’attende insieme al collega e mentore Yamada, psicologo sociale della Tōdai. Sono passati dieci anni dal divorzio con Lydia e Ben è consapevole del fatto che la ex-moglie ha deliberatamente plasmato la figlia in modo da renderla diffidente e schiva nei suoi confronti. Il loro era stato un matrimonio lampo, come nei film: a Las Vegas, pacchetto nozze Hound Dog, lui ventisei anni, lei trentaquattro e l’orologio biologico ticchettante di una donna che desidera una famiglia. Adesso ha l’occasione di recuperare il loro rapporto, prima che l’adolescente diventi donna e tagli definitivamente il cordone ombelicale. È eccitato all’idea di poter mostrare a Mazzy quel Giappone che, oltre venti anni prima, gli ha dato la soddisfazione di una pubblicazione di rilievo, Bande, gruppi e appartenenza, e gli ha regalato l’amore di una donna intrigante e inafferrabile. Giusto il tempo di un pisolino da jet lag, per poi catapultarsi in mezzo alle luci e ai colori di Shibuya, in cerca di un buon sushi per festeggiare la nuova convivenza. Da lontano, Koji osserva la piccola Mazzy muoversi verso la zona di ritiro bagagli, non le stacca gli occhi di dosso nemmeno mentre si avvicina alla dogana per il controllo dei documenti, così luminosa in mezzo a tutte quelle teste scure. La segue sul treno per Tokyo, stesso vagone, quattro file dietro di lei. Il padre sicuramente la trascura, non è chiaramente in grado di prendersi cura di lei. Ha deciso che sarà lui il suo protettore, nascosto nell’ombra...

Tokyo è il terzo romanzo firmato dalla penna di Nicholas Hogg, scrittore inglese laureato in psicologia, instancabile viaggiatore e con un bagaglio di esperienze lavorative davvero variegato (insegnante di inglese, attore, consulente, corriere, gestore di un marchio di moda...). Il suo debutto, Show Me the Sky, è stato nominato per l’IMPAC Dublin Literary Award. Alcuni dei suoi racconti sono stati adattati per una trasmissione radiofonica e diffusi dalla BBC. La trama di Tokyo risulta abbastanza semplice e sembra suggerire un’atmosfera più romance che noir: una relazione naufragata di cui resta testimonianza in una figlia adolescente; un ritorno nostalgico al passato, guidato dal sogno di recuperare una storia intrigante con una entraîneuse conosciuta nel periodo trascorso in Giappone; la voglia di riguadagnare visibilità lavorativa laddove tutto ha avuto inizio, dopo quel successo passato che sembra ormai svanito. Lo stile scorrevole, dai periodi chiari e suggestivi, si destreggia senza sbavature tra la narrazione più intima degli spaccati di vita di Ben Monroe e di sua figlia Mazzy, e le riflessioni più generalizzate sulla società giapponese e sui lati più dark di Tokyo. Una scelta che indirizza il romanzo verso il genere noir, sebbene non ne abbracci pienamente i toni e le dinamiche. Tutto molto pacato; azione e concitazione vengono limitati alla parte finale in cui i capitoli si fanno brevi, si alternano rincorrendosi e dando voce ciascuno ad un personaggio. La componente narrativa si piega troppo spesso all’esperienza personale dell’autore, deviando in più di un caso verso un travelogue autoreferenziale, che adombra lo sviluppo noir della vicenda e impedisce un vero approfondimento dei concetti più originali del romanzo. L’interessante incipit riservato alla storia della principessa Kaguya, una sorta di metafora di lettura che anticipa le tematiche che troveremo nel corso della storia, crea un’atmosfera sospesa tra finzione e realtà, passato e presente, che purtroppo viene sfruttata solo in parte. Altrettanto si può dire della passione del professor Monroe per le dinamiche di gruppo e il potere persuasivo delle sette, un soggetto di studio che viene appena toccato nei brevi excursus riguardanti il misterioso e inquietante Koji o negli accenni abbastanza superficiali alla malavita giapponese. Nel 2024 è prevista l’uscita di un adattamento cinematografico basato su Tokyo, diretto da Jordan Scott, figlia di Ridley Scott, con Eric Bana, Sadie Sinke e Sylvia Hoeks ambientato tuttavia, come rivela il titolo Berlin Nobody, nella capitale tedesca.